"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

domenica 26 agosto 2012

La domenica con Gesù, XXI del Tempo Ordinario

 ……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale.

I Lettura. "...Giosuè disse: Se sembra  male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dei...Quanto a me e alla mia famiglia, serviremo il Signore...Il popolo rispose: Anche noi serviremo il Signore, perché Egli è il nostro Dio..." Gs 24, 1-2a. 15-17.18b
II Lettura. "...E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la chiesa...chi ama la propria moglie, ama sè stesso..." Ef  5, 21-32
 Vangelo.  "...Molti dei discepoli di Gesu' dopo aver ascoltato, dissero: Questa parola è dura ! Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro...Volete andarvene anche voi? Rispose Simon Pietro:  Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna..." Gv 6, 60-69

 Nessuno può decidere, una volta per tutte, di essere discepolo del Signore. Essere discepoli, equivale a compiere un cammino dietro di Lui, il Signore Gesu', che percorre strade imprevedibili. Pietro, Andrea, Filippo e gli altri sono andati dietro a Gesu', perché sono rimasti affascinati dalle sue parole e dai suoi gesti.
 Ora, però, Egli comincia a fare discorsi, che essi non comprendono. Da Lui, poi, si attendevano ben altro: il successo umano, la liberazione d'Israele dalla dominazione romana e, comunque, una vita senza problemi. Anche per i discepoli, quindi, viene il momento della "fatica" di capire e di continuare a restare con Lui (o meno). Noi stessi sperimentiamo, a nostra volta, una certa "fatica" dentro la fede, quando notiamo che essa ci conduce per strade diverse da quelle che il buon senso ci propone.
 Allora, percepiamo chiaramente che le parole di Gesu' sono dure e cozzano contro le nostre aspettative. Si è discepoli di Gesu', perché ci si fida di Lui; non perché si è convinti della sua "filosofia", oppure, perché Lui, la sua persona e il suo mistero ci hanno convinti.
 Scopriamo che, quella propostaci da Gesu', non coincide con la strada dei nostri obiettivi; delle esperienze che vorremmo fare; del successo e della idee, che vorremmo 
che si affermassero. Quella del Signore è, invece, la strada della realizzazione profonda di noi; di ciascuna persona e del mondo intero. Vivere la fede, significa fidarsi; tanto più che fede, fiducia e fedeltà sono termini, che hanno un forte legame tra loro.
 Siamo cristiani non tanto perché crediamo che esiste Dio, quanto, piuttosto, perché sperimentiamo un rapporto profondo col Signore, attraverso il suo insegnamento e l' Eucaristia. E come in un rapporto vero,appena vengono i tempi, in cui ci assale il dubbio di esserci incamminati per una strada sbagliata e perdente; oppure ci sembra che la fede non ci dia ciò che da essa ci attendevamo, anche noi andiamo dicendo: "Questo discorso è duro"; proprio come ripetevano i discepoli. Anche noi, come loro,  talvolta, ci scopriamo disorientati. Allora, credere equivale, esattamente, a "compiere un salto nel buio", sopportare i dubbi e le domande e continuare a restare ugualmente col Signore.
 In fondo, anche ogni vero rapporto interpersonale sperimenta la difficoltà, l'incomprensione, il silenzio e il dubbio. Sono questi i momenti, in cui la fede deve diventare fiducia e affidamento a Dio. Si va avanti, perché ci si fida, ci si affida e si riconosce il valore che il Signore è. Abbiamo, infine, anche altre ragioni, per restare accanto al Signore, sfidando il dubbio, il disorientamento e l' incomprensione: anche noi, come Giosuè, ci ricordiamo che cosa ha fatto il Signore per noi (cfr. I Lettura).
 Camminare da discepoli, significa avere dietro di sè una storia: la nostra storia d' amore con Dio, il ricordo di tanti momenti, in cui l' azione di Dio ci ha aperto prospettive impreviste e siamo rimasti stupiti della sapienza, con cui Egli ha condotto la nostra esistenza e "ci ha portati come su ali d' aquila" , sostenendoci nel dubbio e nello smarrimento. Affidare a Lui la nostra vita, ci permette di sentire come nostre le parole di Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna".
 Il coraggio di restare è ripagato dalla scoperta che quel linguaggio, che ci era parso duro, ma, in effetti, è l' unico che ha il sapore dell' eternità.    
                                                                         Mons. Antonio Scarcione

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