"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

sabato 26 gennaio 2013

La Domenica con Gesù, III del Tempo Ordinario

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

I Lettura. " In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la Legge davanti all' assemblea degli uomini...Lesse il libro sulla piazza...dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno... Tutto il popolo rispose: "Amen, amen"...si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore..." Ne 8, 2-4a. 5-6. 8-10
II Lettura.  " Fratelli, come il corpo è uno solo ed ha molte membra e tutte le membra...sono un corpo solo, così anche il Cristo...Non può l'occhio dire alla mano: "Non ho bisogno di te..." I Cor 12, 12-30
 Vangelo.  "...Anch' io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza...e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teofilo, in modo che possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto...(Gesù) cominciò a dire loro: oggi si è compiuta questa scrittura, che voi avete ascoltato".

 Come afferma, autorevolmente, Ermes Ronchi :" Il mondo, nel quale viviamo, ha bisogno di bellezza, per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è cio' che infonde gioa al cuore degli uomini". La pagina odierna del vangelo a me sembra che abbia proprio questa qualità, per l' austera solennità dello stile e la sensazionale "ouverture" dell' intera opera lucana: Gesu', il Figlio di Dio, il Messia, inizia il ministero pubblico nella sinagoga di Nazareth. Al centro, spicca l' affermazione di Gesù': "Oggi si è compiuta questa scrittura, che voi avete ascoltato". Di quale "scrittura" si tratta ? Prima di rispondere a questa domanda, sembra opportuno evidenziare una caratteristica lucana.
 L' evangelista lascia sistematicamente a Gesù la cura di citare e spiegare le Scritture e il disegno divino della salvezza. Gesù pone, inoltre, la propria esistenza in continuità con quella dei profeti, con i quali, successivamente, condividerà l' amara esperienza del rifiuto, della persecuzione e persino della morte. Caratteristiche indimenticabili appaiono le famose parole del profeta Isaia: "Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi unse, mi inviò ad evangelizzare gli umili, a fasciare quelli dal cuore spezzato e proclamare la libertà ai deportati, la liberazione ai prigionieri, a proclamare un anno di grazia..."
 Gesù, a questo punto, rivela che nella sua persona, ora, in quet' oggi di Dio, la parola si compie e presenta sè stesso, come colui che libera i prigionieri dalle catene. L' anno di grazia è, nella tradizione ebraica, l' anno giubilare, anno del ritorno al momento costitutivo d' Israele( l' Esodo). L' anno giubilare comprende:
 - L' annuncio della buona notizia ai poveri. Il termine "povero", qui, indica colui che è talmente privo di mezzi, che è costretto a mendicare. Nel libro dei "Proverbi", il termine è spesso contrapposto, non a ricco, ma a violento; nel libro dei "Salmi", l' uomo pio, che invoca l' aiuto di Dio, descrive sè stesso come "povero e bisognoso". Il termine povero, quindi, descrive sia colui che soffre a causa dell' ingiustizia, sia colui che ripone soltanto in Dio la propria fiducia.
 - L' annuncio della libertà ai prigionieri. Il termine "prigioniero" è utilizzato, per indicare il perdono dei peccati, segno di libertà profonda, di guarigione, che precede ogni altra guarigione. L' annuncio del perdono è ristabilimento del rapporto con Dio. Per rendere questo concetto, mi sembra opportuno tornare alla radice ebraica del verbo, che indica la traiettoria di una freccia, che non colpisce il bersaglio. Il peccato, infatti, è un' esistenza, che non raggiunge il proprio scopo.
 - L' annuncio della guarigione dei ciechi. Ogni malattia, anticamente, conduce ad una povertà estrema, perchè provoca l' impurità rituale e non permette la partecipazione al culto. La cecità fisica, poi, diventa, nei vangeli, segno di una cecità più profonda:l' incapacità a cogliere l' identità di Gesù (per aderire al suo progetto).
 Tutto ciò si compie "oggi". Questo avverbio risuonerà continuamente nel vangelo di Luca, ad es."oggi la salvezza è entrata nella casa di Zaccheo. "oggi", all' uomo crocifisso con Gesù è promesso l' ingresso nel regno. Questo si compie, perchè lo Spirito prende possesso di Gesù di Nazareth.
Quest' ultima osservazione ci permette di rileggere il testo, dove l' evangelista racconta la presa di coscienza e manifestazione dell' identità di Gesù: al Giordano, nel deserto, a Nazareth.

 Il cammino umano di Gesù sarà vissuto nella fedeltà al progetto del Padre, perchè ogni persona possa riscoprire la propria dignità: anche tu sei il figlio amato, nel quale il Padre trova la sua gioia. Per rendere questo mistero "incontrabile", Luca scrive il proprio "resoconto ordinato" degli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi", cioè il suo vangelo.
Egli è consapevole che altri lo hanno preceduto ed indica, a tal proposito, due gruppi di persone: i narratori degli eventi ed i testimoni oculari, divenuti "servi della Parola". Luca si inserisce in questa catena di testimoni, "affinché riguardo alle cose di cui sei stato informato tu conosca la solidità," illustre Teofilo.
 Fiumi d' inchiostro si sono versati sull' identità di questo personaggio. E', comunque, gratificante, pensare che Luca abbia scritto il suo vangelo per ciascuno di noi, riconoscendoci amici di Dio ( "Theu-philos"), perchè seguendo il Signore possiamo renderci conto della "solidità" dell' insegnamento, che abbiamo ricevuto.
                                                                                                                                                                                                                                                                                               Mons. Antonio Scarcione

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