"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

domenica 21 aprile 2013

La Domenica con Gesù, IV di Pasqua/ C

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale.


I Lettura. ..."Era necessario che fosse proclamata, prima di tutto, a voi la parola  Dio, ma poichè la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna...noi ci rivolgiamo ai pagani..." At 13, 14.43-
II Lettura. " Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribu' e lingua...E Dio asciugava ogni lacrima dai loro occhi." Ap 7, 9-14b-17
Vangelo. " In quel tempo, Gesu' disse: "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono..." Gv 10, 27-30


Gesù tiene il discorso sul Buon/ Bel Pastore, durante la festa della Dedicazione del tempio di Gerusalemme, festa istituita dopo la profanazione, operata da Antioco IV Epifane: Il tempio è il luogo della presenza permanente di Dio. Gesù annuncia che, attraverso la sua persona, nel mistero della Pasqua, il tempio diventa luogo dell' incontro tra Dio e l' uomo.  
 - I discepoli di Gesù ascoltano la sua voce. L'immagine del pastore, che pascola le pecore, è una delle metafore piu' significative delle letteratura profetica, per descrivere il rapporto tra Dio e il suo popolo. Essa, già valorizzata da Ezechiele, diventa motivo di lode nei salmi. Adesso, Gesù le dà un senso nuovo : Egli è il Pastore e le pecore sono i suoi discepoli. Una comunità di eletti e chiamati, che rispondono all' invito del maestro. 
 Infatti, il rapporto tra Gesù e i discepoli è caratterizzato dall' ascolto: "Le mie pecore ascoltano la mia voce". La voce, in quanto suono, non veicola soltanto un contenuto, ma trasmette calore e vicinanza, che toccano sia l' intelligenza che l' emotività. Il verbo "ascoltare", inoltre, raccoglie tutta la ricchezza della riflessione biblica: dall' "Ascolta, Israele", di Dt 6, alla preghiera di Salomone, che chiede un cuore docile, capace di ascoltare (1Re 8,9). Nell' ascolto c'è la vocazione dell' uomo, che è fatto, per aprirsi all' altro, per entrare in relazione ed in essa trovare la sua pienezza.
 Se l' uomo rimane prigioniero dei propri pensieri, egli raggiunge veramente la propria dignità e libertà, solo quando si apre all' ascolto di Dio , che lo porta verso orizzonti più ampi e profondi. Infatti, ascoltare non significa, semplicemente, udire, ma comprendere con l'intelligenza, accogliere nel cuore e mettere in pratica il messaggio: in questo consiste "l'obbedienza" alla parola ascoltata. Il modello di comportamento è quello di Gesù stesso, che fa la volontà del Padre.
 - Il dono della vita eterna, partecipazione alla vita del Padre.  L'obbedienza non dev'essere intesa come una rinuncia alla responsabilità. Essa è, invece, una relazione feconda con Dio, che dà significato alle varie dimensioni della vita. L'espressione "vita eterna", dev' essere intesa come una realtà già presente nella storia del credente. Infatti, possiamo affermare che il "centro" della vita di Gesu' è il suo rapporto costante col Padre. Tale rapporto costituisce la vita eterna, la partecipazione a colui che dà la vita a tutte le cose.
 - La mano di Gesù è piu' forte di tutti. Il compito del pastore è quello di condurre, nutrire e difendere il suo gregge. Anche Gesù non si sottrae a questo compito. La sua difesa è quella di tenere nelle proprie mani quello che il Padre gli ha affidato. Ciò che si trova nelle mani di Gesù è custodito e protetto, perchè Egli è in grado di impedire ogni tentativo di rapina. Il verbo greco "harpazein" significa proprio rapinare con violenza. Forse farebbero bene a ricordarselo le pecore che spesso subiscono il fascino di chi sembra piu' potente, ma, in realtà, è solo violento, e trascurano la mitezza di Cristo, che, in realtà, è piu' vigorosa di qualsiasi violenza.
 - Gesù e il Padre sono una cosa sola. L' ultimo versetto di questa pagina evangelica è stato, nella storia della riflessione cristiana, oggetto di molte discussioni. La frase, pronunciata da Gesù, "Io e il Padre siamo una cosa sola" ,appare problematica e di non facile interpretazione. Essa, certamente, esprime l' unità profonda, che c'è tra il Padre e il Figlio. La comunione è la forza del Padre e del Figlio, che protegge i discepoli da ogni male.

                                                                             Mons. Antonio Scarcione

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