"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

domenica 18 agosto 2013

La Domenica con Gesù, XX del Tempo Ordinario/C

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
Testi: “… Essi allora presero Geremia è lo gettarono nella cisterna… Allora il re diede questo ordine ad Ebed-Mélec, l’Etiope: prendi tre uomini di qui e tira il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia” Ger 38, 4-4. 8.10 2 fratelli, anche noi…avendo deposto…il peccato …corriamo con perseveranza…tenendo fisso lo sguardo si Gesù, colui che da origine alla fede e la porta a compimento…” Eb 12, 1-4.  “…Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso ! “ Lc 12, 1-4.
Sono venuto a portare fuoco sulla terra. Utilizzando due metafore, fuoco e battesimo, Gesù “ elabora” il suo ministero come una “buona notizia”.
- “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso !” . Nello studio del testo troviamo due linee interpretative: la prima individua nel fuoco la profezia del dono dello spirito santo ( “egli vi battezzerà in spirito santo e fuoco”), realizzata in At 2,3 (“Apparvero loro lingue come di fuoco che si divisero e si posarono su ciascuno di loro e tutti furono colmati di Spirito Santo”; la seconda, sullo sfondo dell’A.T., caro a Luca, egli vi legge l’avvento del giudizio. Is. 29,6
- Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!”. Il collegamento tra battesimo e angoscia richiama una calamità , un evento doloroso o una catastrofe, ma l’avvicinamento di Gesù a Gerusalemme orienta il lettore ad identificarla con la croce. Il giudizio già in atto, inizia a manifestarsi creando conflitto: “pensate che Io sia venuto a portare pace sulla terra?”. No, ma “divisione”. Questa affermazione di Gesù sembra estranea alla missione del Signore delineata dallo stesso Luca. Basti pensare che la nascita del messia è rappresentata come un’alba di “pace”.
A Betlemme, anche il canto degli angeli conferma l’inizio di una nuova era, fondata sulla pace. Gesù porta la pace e affida ai suoi lo stesso mandato: “in qualunque casa entriate, prima dite: pace a questa casa”. Com'é quindi possibile che questo “annuncio di pace” generi conflitto? Notiamo subito che la venuta del Messia è il rapporto con Lui relativizzano ogni altra relazione. Citando Mi. 7,6, rileviamo che Gesù evidenzia la divisione più dolorosa, quella che intacca i rapporti all’interno della famiglia: “d’ora innanzi se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divise tre contro due e due contro tre, padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”.
Probabilmente, il quadro descritto rifletteva la situazione interna alla comunità di Luca: la divisione tra padri e figli, suocera e nuora, doveva essere assai diffusa, dato che l’attesa per il ritorno imminente del Messia doveva aver condizionato parecchio la convivenza umana.
Sappiamo che i discepoli del Signore sono chiamati a scelte radicali. Infatti, alle parole “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”, Egli risponde con una certa durezza: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu, invece, và e annuncia il regno di Dio”. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore; prima, però, lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto al regno di Dio. Adesso, Egli “esplora” la realtà più comune (e forse più dolorosa): l’estraneità della propria famiglia. In una società dove i legami familiari sono “sacri”, era inconcepibile associare la rottura dei legami familiari con l’appartenenza a Dio. Eppure, “ l’irrompere del Regno nella storia umana” relativizza ogni cosa, capovolgendo valori precedentemente costituiti, per offrirne di nuovi.
La parola del Figlio è “viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito…” (Eb 4,12). Inoltre, seguire Gesù, richiede di custodire la sua Parola, meditandola nel proprio cuore. Poi, Gesù si rivolge direttamente alla folla, accusandola di non saper “leggere i segni del tempo”. I segni meteorologici, descritti, sono quelli tipici dell’ambiente palestinese. Tutti li sanno comprendere; perché, invece, non possono interpretare il segno, posto da Dio davanti a loro? Da qui, l’accusa di ipocrisia. Il termine “ipocrita” indica ordinariamente l’attore, colui che assume un’identità non sua. In questo contesto indica, più precisamente, coloro che non vogliono prendere posizione e non sanno decidere chi seguire e a chi appartenere.
Per questo non colgono la centralità “dell’irruzione” di Dio nella storia, attraverso la venuta di Gesù nel mondo. A quali “segni” si riferisce Gesù? Certamente, il segno, per eccellenza, del discernere, e il giudizio di Dio nella sua passione, morte e risurrezione.
L’ultima parte del capitolo evidenzia le conseguenze del mancato discernimento. Se avessero compreso la natura del mistero di Gesù, se avessero compreso che in lui Dio è presente nel mondo, agirebbero in modo da evitare il giudizio finale. Si “pentirebbero”, cioè, entrando in un cammino di conversione.
                                                                Mons. Antonio Scarcione  


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