"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

venerdì 1 novembre 2013

Solennità di tutti i Santi


Testi: "...E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d' Israele..." Ap 7, 2-4 . 9-14.

"...Carissimi, noi fin d' ora siamo figli di Dio..." I Gv 3, 1-3 .
 
"...Beati i poveri per causa della giustizia, perchè di essi è il regno dei cieli..." Mt 5, 1-12a

 Le beatitudini tratteggiano "la carta d' identità" di coloro che vivono la giustizia, di coloro, cioè, che fanno la volontà del Padre, di coloro che, conseguentemente, vivono in modo filiale. Le beatitudini sono concepite, come un cammino di crescita, per rispecchiare in noi l' agire del Figlio di Dio, Gesù.

 - Salì sulla montagna. La montagna, in Matteo, rappresenta un luogo teologico, cioè, un luogo di rivelazione, attraverso l'insegnamento e l' esperienza del Padre. Ci ricorda Mosè, che entra in intimità con JHWH e riceve il dono della "Torah" (La Legge); ricorda anche il profeta Elia sull' Oreb, dove egli percepisce la presenza di Dio nel "sussurro di una brezza leggera".

 - Messosi a sedere. Mettersi a sedere, è il tipico atteggiamento del rabbì, il maestro.

 - Il termine greco "makarioi" (= felici e prosperi ) è un vocabolo usato frequentemente nell' A.T., con un duplice significato: 1) soddisfare ad una condizione: non entrare nel consiglio dei malvagi; 2) essere oggetto dell' agire gratuito e misericordioso di Dio ("Beato l' uomo a cui è tolta la colpa...) .

 -Le otto beatitudini. In esse notiamo un uso particolare dei tempi verbali. La prima e l' ottava sono formulate col presente: "Di essi "è" il regno dei cieli". Le altre hanno il verbo al futuro: "Saranno" consolati; "avranno in eredità" la terra; "saranno" saziati; "troveranno" misericordia; "vedranno" Dio; "saranno chiamati" figli di Dio". Matteo, quindi, mette in rilievo la duplice realtà del Regno: esso è "già" presente nella persona e nell' annucio di Gesu', ma "attende" di essere manifestato  pienamente.

 Attraverso la ripetizione della medesima promessa, Matteo crea l' inclusione tra la prima e l' ottava beatitudine: Beati i poveri in spirito, perchè di essi è il regno dei cieli. Beati i perseguitati per la giustizia, perchè di essi è il regno dei cieli. Nel primo vangelo, la tecnica dell' inclusione rivela il tema di fondo: il possesso del Regno. Il tema delle beatitudini è, dunque, l' identità di coloro che possiedono il regno dei cieli. L' inclusione pone, inoltre,  in stretto rapporto, "povertà in spirito" e "persecuzione", due tematiche care a Matteo.

 - Povertà e persecuzione. L'evangelista, ripetutamente, riflette sul tema della povertà, enfatizzando la piccolezza, la non rilevanza, la rinuncia ad ogni potere. Il crescendo di questo insegnamento è l'affresco del giudizio universale, dove il Re-giudice rivelerà la propria presenza nei "minimi", al punto che ogni gesto in loro favore ( o contro di essi ) assumerà un valore escatologco (per il futuro): "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". Per Matteo il "piccolo" è essenzialmente Gesù nel mistero dell' incarnazione: nella passione e morte egli si identificherà con coloro che, spogliati da ogni qualità umana, vivono da stranieri. In questo contesto, i poveri in spirito sono coloro che hanno scelto Gesù, facendo proprio il suo stile di vita. Hanno assunto l' "io" del Figlio: "Non vivo piu' io, ma Cristo vive in me".

 Inoltre, essendo un prolungamento dell' umanità del Maestro, ne condividono il destino: "saranno, cioè, perseguitati". L' ottava beatitudine, quindi, diventa un "test" di autenticità del discepolo.

 - Le altre beatitudini si possono "leggere" come una "concretizzazione" della prima. I "poveri in spirito" sono "puri di cuore", possiedono, cioè, un cuore unificato, non diviso, filiale. Per questo "vedranno Dio", perchè già ora "leggono" la realtà con uno sguardo contemplativo, lo sguardo del Padre. Vivono nela speranza e nella sofferenza e nella morte possono contemplare la risurrezione in atto.

 "Mitezza"..."misericordia"..."pace"..."giustizia", sono manifestazioni di un cuore purificato, perchè povero. Testimoniano gli atteggiamenti stessi di Gesù. Identificati con il Figlio, i discepoli sono chiamati a riconoscere la vita ovunque si trovi, ad affermarla e condurla a compimento; a non giudicare; a rifiutare ogni forma di potere e di ostentazione; a rivestirsi della "forza debole" del perdono. Camminando nella storia, abbracciano la logica misericordiosa del Padre.

 - La nona beatitudine. Nella nona, si passa dalla terza persona plurale ad un "voi". Con la stessa tecnica, utilizzata al termine del "Padre nostro", Matteo riprende un tema "caldo" e lo applica alla propria comunità.

 Sembra strano che Matteo scelga di sviluppare la beatitudine della persecuzione. L' ipotesi è che l' "ekklesia" matteana stesse vivendo una situazione di persecuzione.

 Ciò è possibile, ma forse c' è una spiegazione più profonda: la fatica sperimentata da ogni discepolo di accoglie, cioè, la croce, il fallimento e l' opposizione.

 Il fallimento e l' opposizione educano il discepolo a non considerarsi " protagonista della missione", ma servo di un progetto, che appartiene ad un Altro. La condivisione della croce gli offre la garanzia di essere "uno" con il proprio Maestro, percependo che la forza della resurrezione già opera nella propria persona. Matteo ci comunica, altresì,  la gioiosa libertà che la persecuzione non ferma il discepolo, ma lo spinge a perseverare. Soltanto dopo, verrà la fine. Il discepolo affronta, dunque, il turbine della storia con la coraggiosa letizia di chi cammina sicuro verso una "pienezza" certa.

                                                                                                  Mons. Antonino Scarcione 

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