"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

sabato 15 febbraio 2014

La Domenica con Gesù, VI del Tempo Ordinario/A

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
 
Testi: "Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai..." Sir 15, 15-20 .
"...Quelle cose che occhio non vide, nè orecchio udì, nè mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano"...I Cor 2, 6-10 .
"...Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento..." Mt 5, 17-37.

 
Dopo le beatitudini e i "detti", il "discorso della montagna" propone la nuova visione della giustizia, secondo l' annuncio di Gesù Cristo: il brano è costituito da cinque "blocchi" minori, denominati "antitesi", introdotti mediante la formula: "Avete udito che fu detto (21. 27. 33. 38. 43) ; ma io vi dico (22. 28. 34. 39. 44) . Le prime tre antitesi riguardano tre comandamenti e ne offrono un approfondimento: a) "Non ucciderai" (vv. 21-26); b) "Non commettere adulterio" (vv.27-32); c) "Non giurerai il falso" (vv.33-37). 

 - a) "Non ucciderai". La vita viene da Dio e l'uomo non ne è padrone. Anzi, Dio stesso ne è il difensore e il garante. Alla formula tradizionale viene aggiunta l' espressione: "Chi percuote a morte qualsiasi uomo, dovrà essere messo a morte". La parola di Gesù (v.22) precisa che la relazione affettuosa con il fratello è una questione molto importante: una cattiva relazione, invece, merita il giudizio negativo di Dio. Colui che accoglie la parola di Gesù diventa capace di una "giustizia superiore", cioè di un amore grande e generoso.

 Anzi, quando "uno si arrabbia" con qualche persona, o la chiama "rakà" (= "straccio", che è un vero e proprio insulto) o le dice "stupido/a" incorre in pene, comminate da un tribunale locale, dal sinedrio o nella condanna al fuoco della "Geenna" (= il fuoco che bruciava l'immondizia nella valle di Gerusalemme: metafora per indicare il fuoco  dell'inferno). In estrema sintesi, "chi odia il proprio fratello è un omicida". C'è anche l'invito alla riconciliazione (vv: 23-24); persino il culto viene dopo il buon rapporto col fratello e la relazione fraterna è più importante dell' offerta, che viene portata all'altare.

 - b) "Non commettere adulterio". Riguarda il sesto comandamento. Anche in questo caso, Gesù va alla radice della relazione d'amore tra uomo e donna e "punta" sul cuore, sede  delle decisioni, da cui prende inizio il processo, che può portare all' adulterio. In aggiunta, figurano due metafore sullo scandalo: l'occhio e la mano, che  possono condurre la persona sulla china della perdizione. Appare, quindi, ben chiaro l'invito pressante a "de-cidere", a dare, cioè, un taglio netto da ciò che può rovinare la vita.

 - c) "Non giurare il falso". Riguarda l'ottavo comandamento: "Non pronuncerai falsa testimonianza contro il prossimo". La seconda parte, invece, richiama la normativa sui voti: "Quando uno avrà fatto un voto al Signore o si sarà impegnato con giuramento ad un obbligo, non violi la sua parola, ma dia esecuzione a quanto ha promesso con la bocca".

 L'attenzione è, quindi, incentrata sul giuramento, che è una promessa accompagnata da un'invocazione della divinità. La parola di Gesù (vv.34-36) contesta la prassi del giuramento e va al centro del problema. Gesù, infatti, proibisce qualsiasi giuramento. I giuramenti proibiti alludono a prassi comuni nel giudaismo: evitando i giuramenti, l' uomo riconosce che non può disporre nè di Dio, nè della sua realtà.

 L'ultimo detto (v:37) ha la forma del consiglio morale: la parola, che esce dalla bocca dell'uomo, deve corrispondere al sentimento e al pensiero, che sono dentro l' uomo.       
                                                                                                                                                            
                                                                                              Mons. Antonino Scarcione

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