"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

domenica 27 luglio 2014

La Domenica con Gesù, XVII del Tempo Ordinario/A

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale.

Testi: "...Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda...Salomone disse...Io sono solo un ragazzo...concedi al tuo servo un cuore docile...perchè...sappia distinguere il bene e il male...Dio gli disse: Poichè non hai domandato...ricchezze...Ti concedo un cuore saggio e intelligente..." 1Re 3,5.7-12 . "Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio..." Rm 8, 28-30 . "...Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo...E' simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra...E' simile ad una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci...I pescatori...raccolgono i pesci buoni...e buttano via i cattivi..."Mt 13, 44-52.

Il grande discorso del capitolo 13° del vangelo di Matteo termina con tre parabole, autentici capolavori della comunicazione, che presentano la realtà profonda dell' intervento di Dio nella storia dell' uomo.

- Il tesoro e la perla. Le parabole ripropongono un elemento molto diffuso nei racconti popolari: un uomo trova una cosa preziosa, va, vende ciò che ha e la compra. I pochi particolari servono a determinare alcune sfumature tra le due parabole. Nel primo caso, si tratta di un colpo di fortuna, capitato ad un povero salariato, che lavora nel campo di un altro: egli racimola tutti i suoi beni, li vende e compra il campo. Nel secondo caso, invece, incontriamo un ricco mercante, che va in cerca di perle preziose. E' importante, per noi, cogliere il punto centrale delle parabole, per comprendere, insieme ai discepoli, in che cosa il regno di Dio assomigli a queste narrazioni: fermiamo, invece, l' attenzione sull' elemento principale: perchè Gesù ha raccontato questa parabola ? Considerato che, ogni parabola punta sul coinvolgimento dell' ascoltatore, affinché egli formuli un giudizio sulla narrazione, possiamo domandarci, quale sia il giudizio che Gesù vuol far pronunciare ai suoi uditori.

Probabilmente, si tratta di un giudizio di valutazione: sono stati, cioè, saggi sia il contadino sia il mercante, perchè avendo trovato qualcosa che vale moltissimo, non se lo sono lasciati scappare; hanno fatto bene a vendere quello che avevano e ad acquistare il tesoro e la perla. Gesù interpella, chiaramente, i suoi discepoli, che certamente conoscono il grande valore del Regno: non vale forse la pena lasciare tutto il resto, che ostacola l' accoglienza di Dio ? Certamente, si'. L' attenzione, però, non è da porre sul "vendere", bensì, sul "comprare".

Per accogliere il Regno è, dunque, necessaria una decisione sapiente, una scelta intelligente dei beni, un uso appropriato dei mezzi, per raggiungere un fine cosi' importante. Questa decisione non opprime l' uomo, ma lo riempie di gioia (v.44).

- Elementi escatologici (riguardanti le cose ultime) della terza parabola. L' accoglienza del Regno, inoltre, determina la vicenda umana anche nella sua destinazione finale: a qusta prospettiva futura orienta la parabola della rete. Vi è un prima e un poi: prima la pesca, poi la cernita. La comunità cristiana vive, al presente, il momento della pesca: i discepoli, alla sequela di Gesù, hanno lasciato le barche e le reti, per diventare pescatori di uomini. Alla Chiesa compete la missione, non il giudizio: perchè esso è lasciato nelle mani di Dio.

A questo punto, i discepoli riconoscono il dono della rivelazione, che è stato loro fatto: lo scriba deve diventare discepolo, per capire sul serio; il sapiente e/o intelligente, "fatto per insegnare", deve, invece, da "buon discente", accogliere e accettare il messaggio nuovo, quello di Gesù, che vitalizza l' antico. Così, i discepoli sono diventati i veri scribi, coloro, cioè, che hanno accesso al tesoro del Regno
                                                                         Mons. Antonino Scarcione

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