"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

sabato 3 gennaio 2015

La Domenica con Gesù, II^ dopo Natale

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

Testi: "La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto...Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine...Fissa la tenda in Giacobbe...Prima dei secoli...Egli mi ha creata..."Sir 24,1-2.8-12 . "Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo...In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo...Predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo..." Ef 1, 3-6.15-18 . "In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio...Venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto...Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato" Gv 1, 1-18.

San Giovanni
L' intento del sacro autore è quello di fornire al lettore la chiave, per aprire fruttuosamente il libro, comprenderne il messaggio e farlo entrare a colloquio con la Verità, che viene annunziata. Non sorprende, quindi, cha appaiano "disegnati" elementi teologici, cristologici, antropologici, ecclesiologici e cosmologici. Vediamo che la meditazione del prologo si sviluppa in varie tappe: il mistero del Verbo presso Dio, creatore e salvatore; lo scopo della sua venuta, per assicurarci la figliolanza divina; la pienezza di vita e di grazia e la conoscenza di Dio.
- "Generati da Dio". Una prima prospettiva, con cui accostarci al prologo giovanneo, è qualla della nostra figliolanza divina: "A quanti, però, l' hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome..." (Gv 1,12-13). Questi due verseti sintetizzano la nuova identità della persona umana: è la grazia di Dio, per diventare figli di Dio, mediante la fede nel Figlio di Dio, che si è fatto figlio dell' uomo.
La nostra figliolanza divina è relativa alla rivelazione del "volto di Dio", che si attua nell' incarnazione, come scrive Giovanni: "In questo si è manifestato l' amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perchè noi avessimo la vita per lui" ( I Gv 4,9). 
Essere " Figli di Dio" è un dono che il discepolo possiede fin dal suo ingresso nella comunità. La figliolanza divina non è una "licenza poetica" del linguaggio religioso, ma l' effettiva condizione di chi, nella fede, aderisce a Gesù, come il testimone/ rivelatore del Padre.
Giovanni sente, allora, il bisogno di ribadire, con forza, nei suoi scritti, la figliolanza divina, perchè conosce bene quel sospetto, che "il serpente", invidioso della dignità umana, ha seminato e alimenta, continuamente, nel cuore dell' umanità. La comunità ecclesiale, quindi, deve proclamare con fermezza, come il vangelo si faccia interprete della verità dell' umano e sia l' unica voce capace di illuminare il cuore di ogni persona: "Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv 1,9).
- "Vedere Dio". L' altro tema, su cui riflettere, è quello del Verbo come Rivelatore, perchè è un punto d' arrivo del prologo e la chiave di lettura della cristologia e teologia giovannea: "Dio nessuino l' ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato" (v.18). Non possiamo vedere Dio, perchè non è un oggetto tra gli altri oggetti, eppure questo è, in realtà, nel più profondo di noi stessi, il più grande desiderio del nostro cuore: vederlo! E' proprio quello che dice il salmista: " L' anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio ? " (Sal 42,3); e, ancora di più, è questa la richiesta di Mosè, rivolta a YHWH: "Mostrami la tua gloria" (Es 33,18).
Certamente, l' idea di rivelazione, in Giovanni, ci conduce nel cuore della fede cristiana, nella sua qualità "teo-logica". Si potrebbe dire che, per Giovanni, ogni credente è chiamato ad essere "teologo", perchè la sua fede deve aprirsi alla scoperta del dono di comunione/dimora con il Figlio, fino a diventare partecvipazione alla vita divina. Poi, in Gv 20,29, si sentirà affermare che questo è fonte di beatitudine:"Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! " (Mentre, di solito, si penserebbero "fortunati" quelli che vedono). Questo, successivamente, porterà il lettore a chiedersi, quali trasformazioni ci saranno, che cosa avverrà, finchè questa presenza non diventi assenza visibile. E, allora, apparirà il tema del Paraclito, l' altro Consolatore.
Ritornando al prologo di Giovanni, si nota come il discorso non si chiuda con l'affermazione dell'inafferrabilità e ineffabilità di Dio, ma prosegua, comunicandoci quella lieta notizia: il Padre ci è raccontato dal Figlio, anzi, come dice letteralmente il testo greco, costui è egli stesso "racconto", "esegesi" ! Ecco perchè il discorso su Dio, viene autorizzato da Dio stesso, in quanto egli si fa conoscere come "Padre" nel Figlio.
In altri termini, il Verbo incarnato, vivendo e morendo da Figlio, ci rende accessibile il volto invisibile di Dio come Padre. Ecco, pertanto, il fondamento del discorso della comunità su Dio: non l'arroganza della ragione umana, che pretende un' evidenza impossibile, ma l' obbedienza della fede, che accoglie colui che è in sè stesso rivelazione.
                                                                                      Mons. Antonino Scarcione

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