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Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

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sabato 31 gennaio 2015

Puzzle province, Leotta parte da 9 liberi consorzi e 3 aree

L’assessore Ettore Leotta, che da pochi mesi ha dismesso la toga di giudice contabile, è alle prese con il puzzle siciliano dell’abolizione delle province. In Sicilia non si vive la transizione, ma una condizione di stallo. Tocca a Leotta fare uscire dallo stallo le province regionali, abolite e commissariate, e creare le condizioni perché si passi ai liberi consorzi e alle aree metropolitane.

Partirà da dove ci si è fermato, e cioè da sei liberi consorzi e tre aree metropolitane. Facendo un calcolo aritmetico non dovrebbe cambiare quasi nulla, visto che le province sono nove e i liberi consorzi e aree metropolitane raggiungono la stessa cifra. Ma non è così, perché c’è da aggiustare i confini delle aree metropolitane, decidere quali comuni dovranno far parte delle aree e quali, invece saranno destinati al libero consorzio.

In più, ci sono le frustrazioni di quei comuni che hanno creduto che il libero consorzio nascesse liberamente, come dice la parola stessa, ed invece i vincoli di legge sono così pesanti da non permettere alcuna scelta, a meno di un miracolo. A Gela, a Piazza Armerina ed in altri comuni vicini, per esempio, si è votato per l’emigrazione dai liberi consorzi di Caltanissetta ed Enna a quello di Catania. Ma è solo una tappa, perché l’emigrazione sarebbe funzionale alla nascita di un nuovo consorzio. Il traguardo sarebbe infatti la divisione in tre dell’ex provincia regionale: un’area metropolitana e due liberi consorzi. Ma a Caltanissetta ed Enna questo progetto non piace per niente, perché perderebbero comuni importanti, e la loro rilevanza subirebbe una derubricazione (con l’uscita di Piazza Armerina e Gela, fra gli altri).

Non si tratta solo di campanile, ovviamente. E il problema non è solo territoriale. Si deve decidere sulle funzioni dei liberi consorzi, dei comuni e delle Regioni. Quali poteri devono essere devoluti dalla Regione ai liberi consorzi e dai liberi consorzi ai comuni. Può essere una opportunità per semplificare e, razionalizzare ed rendere efficiente la pubblica amministrazione.

Ma sono in tanti ad auspicare che si cambi meno possibile. Ci sono centinaia di enti, associazioni, strutture pubbliche e private – dalle prefetture alle questure, le segreterie provinciali di partiti, sindacati e tanto altro – chiamate a rivedere la loro presenza sul territorio. Senza contare i collegi elettorali, l’architrave delle consultazioni regionali, che nel prossimo rinnovo eleggeranno settanta deputati e non novanta. Leotta avrà un bel da fare, non c’è dubbio.

Articolo tratto da: siciliainformazioni.com

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