"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

sabato 14 febbraio 2015

La domenica con Gesù, VI del Tempo Ordinario/B

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

Testi: "Il lebbroso ...porterà vesti strappate e il capo scoperto...andrà gridando: Impuro ! impuro ! " Lv 13, 1-2.45-46 . 

"Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall' angoscia" Sal 31 . "Fate tutto per la gloria di Dio" I Cor 10, 31-11,1 . 

"Se vuoi, puoi purificarmi! " Mc 1,40-45.



L' 11 settembre 2013, in risposta ad Eugenio Scalfari, fondatore di "Repubblica" (che in un articolo del 7-8-2013, gli poneva delle domande, definendosi un "non credente, da molti anni affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazareth"), papa Francesco scrive: "Lo "scandalo", che la parola e la prassi di Gesù provocano attorno a lui, deriva dalla sua straordinaria "autorità": una parola, la sua, già attestata fin dal vangelo di Marco, che non è facile rendere bene in italiano. Gesù, in effetti, colpisce, spiazza, innova, a partire dal particolare tipo di rapporto, che intrattiene con Dio, che egli chiama familiarmente "Abbà", il quale gli affida questa "autorità", affinchè egli la "spenda" a favore degli uomini.

Il vero potere, quello che si offre agli altri come dono di liberazione e di promozione, deriva la sua forza, non dal ruolo che si occupa, ma, come afferma il papa, " da ciò che si è, al di là del ruolo e al di là del diritto e coincide con quel "qualcosa, che emana da dentro e che si impone da sè". Ciò che il papa dice, a proposito del "potere" di Gesù, vale anche, per analogia, per quanti, dal potere di Gesù, sono stati trasformati.

E' proprio il caso del lebbroso, che, appena guarito, proclama, a voce alta, ciò che gli era accaduto, nonostante che Gesù lo avesse ammonito severamente di non farlo: "...Non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri...quello che Mosè ha scritto, come testimonianza per loro". Un divieto che sembrerebbe invalidare la logica stessa della testimonianza, su cui si fonda la chiesa, di far conoscere, cioè, la potenza liberatrice e sanante del Messia crocifisso. Allora, perchè Gesù vieta al lebbroso di far sapere agli altri ciò che gli era capitato ? Ed, inoltre, perchè il lebbroso, disobbedendo, divulga il fatto ? Come valutare questa disobbedienza ?

Da qui, allora, la domanda, più che legittima: "Come e quando dare testimonianza a Gesù?" La risposta si può trovare nella chiarificazione, fatta dal papa: Vera è quella testimonianza, che si inscrive nell' ordine dell' essere; del proprio essere, che dall' incontro con Gesù è stato trasformato. Questa trasformazione, il cui nome è bontà quotidiana "piccola e anonima", come afferma lo scrittore russo V.Grossman, "emana da dentro e s' impone da sè e ogni testimonianza, narrata o scritta, è la misura e il giudizio, che ne denucia le figure ambigue o alterate: ad esempio, la testimonianza come ideologia, come propaganda, come parola autoreferenziale o, infine, come miracolismo o potenza magica, che, invece di portare alla conversione del cuore, fraintende il Messia, pervertendolo, da messia della croce in messia risolutore dei problemi personali e mondani.

E' proprio questa la ragione, per cui Gesù vieta al lebbroso di parlare dell' accaduto. Perchè la testimonianza vera è quella che, partendo dal cambiamento del proprio "cuore", porta al cambiamento del "cuore" degli altri. 

                                                  Mons. Nino Scarcione 


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