"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

domenica 28 febbraio 2016

La Domenica con Gesù, III di Quaresima / C

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

Testi: “Dio difende i diritti degli oppressi” Es 3,1-8°.13-15 . 
“Il Signore ha pietà del suo popolo” Sal 102. “Cristo guarisce le tue infermità” I Cor 10,1-6.10-12. 
“Dio è lento all’ ira” Lc 13,1-9.




Il commento del vangelo odierno valorizza la pista, tracciata dallo studioso Hermes Ronchi. Tra l’altro, egli afferma: Che colpa avevano quei diciotto, uccisi dal crollo della torre di Siloe ? E i tremila americani, rimasti uccisi nell’ attentato alle Torri gemelle ? E le vittime delle varie forme di violenza ? E i malati sono forse più peccatori degli altri ? A queste domande risponde Gesù stesso, dicendo chiaramente che non c’è nessun rapporto di causa ed effetto tra colpa e disgrazia, tra peccato e malattia. E, nello stesso tempo, aggiunge: ma se non vi convertirete, perirete tutti. Conseguentemente, non serve affatto fare la conta dei buoni e dei cattivi; bisogna, invece, riconoscere che, se la convivenza umana non sarà costruita sulle basi della pari dignità e giustizia tra i popoli e le nazioni, crollerà tutto.

A questo punto, vediamo bene che l’ appello accorato del Signore scende su di tutti: amatevi, altri mentre vi distruggerete. Il vangelo è tutto qui, senza uno sforzo generale di tutti, nel senso voluto da Gesù, l’ umanità non avrà futuro. Significativa, inoltrre, appare la parabola del fico. Erano trascorsi, ormai, ben tre anni, da quando il padrone attendeva inutilmente i frutti; conseguentemente avrebbe fatto tagliare l’ albero. Il contadino sapiente, invece, chiede di pazientare ancora un anno, ancora un giorno, perché, come dice lui, quest’albero è buono; quest’ albero che sono io, darà frutto. Vedremo, continua il contadino, forse l’ anno prossimo porterà frutto. E bello scoprire che Dio ha fede in noi e ha fede in me. Proprio così, Lui crede in me, prima ancora che io dica sì, il padre abbraccia il figlio prodigo e lo perdona prima ancora che egli apra la bocca.

Vediamo, quindi, che Dio ama per primo, ama senza condizioni. Amore che conforta e incalza: “Ti ama davvero colui che ti obbliga a diventare il meglio di ciò che puoi diventare” ( R.M. Rilche).

                              Mons. Antonino Scarcione

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