"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

domenica 3 aprile 2016

La Domenica con Gesù, II di Pasqua / C

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale


Testi: “…Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne…Portavano gli ammalati persino nelle piazze…Perché quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro…”At 5,12-16 . 
“…Io, Giovanni, vidi sette candelabri d’ oro…Egli disse: Non temere ! Io sono il primo e l’ultimo…”Ap 1,9-11a . 
“…Pace a voi ! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi…Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati…” Gv 20,19-31.

Il perdono dei peccati è il primo frutto della Pentecoste giovannea. Il credente legge il linguaggio della misericordia nel cuore di Dio.

-“Il dono della pace”. L’ incontro con il Risorto avviene a “porte chiuse”. L’ autore lo presenta con il suo nome di persona, per dire che si tratta dello stesso personaggio, che era entrato in un rapporto di amicizia profonda con i suoi e li aveva amati fino alla fine. La prima parola, pace, che Egli rivolge alla sua comunità, è la realtà che aveva promesso, prima del suo distacco. Le ferite sono l’ altro linguaggio, con cui si menziona la pace e la si comunica: l’ odio e la violenza non hanno sconfitto l’ amore e il perdono. Questo messaggio permette ai discepoli di vedere e riconoscere Gesù come il Signore.

-“Il dono dello Spirito”. Oltre al dono della pace, il Risorto vuole spingere i discepoli fuori dalla “clausura” e metterli in stato di missione. Essi saranno il “prolungamento” del Figlio da parte del Padre a rappresentare la riconciliazione, l’ unità e la pace, che Gesù ha fatto loro sperimentare. L’ infusione dello Spirito Santo in ogni discepolo è il gesto, con il quale il Signore Gesù crea delle persone nuove, piene d’ amore e di pace, capaci di veicolare il perdono dei peccati. In questo modo, il mondo potrà essere vinto e i discepoli saranno un dono per tutti coloro che saranno attratti dalla loro esperienza di amicizia e di comunione.

Il potere di rimettere i peccati si inserisce in quel contesto. Quindi, senza la misericordia, il perdono non può essere compreso e vissuto, custodito e concesso. Conseguentemente, non può portare l’ incarico di rimettere i peccati il discepolo che non sia stato arricchito dalla misericordia di Cristo.

-“Il dono della fede”. Tommaso è l’ assente, che si rapporta con la fede della sua comunità e fa fatica ad accoglierla. L’ essere il “gemello” di Tommaso, fa ricordare la sua volontà di seguire il Signore anche in situazioni di pericolo: “Andiamo anche noi a morire con lui” (Gv 16,11). E’, comunque, paradossale che sia assente proprio colui, che, tra i dodici, fa più fatica a stare lontano da Gesù: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via ?” (Gv 14,5), quello che non riesce a stabilire un suo modo di essere da credente, senza avere sempre, a fianco, la persona, della quale è gemello. Tommaso definito, non a caso, “allergico alla risurrezione”, non vuole credere ai suoi fratelli discepoli. Vuole lo stesso Gesù, in persona, e solo a lui dà credito. Nel distacco, invece, consiste la vera rinascita del discepolo come inviato della misericordia e del perdono di Dio.

L’ esperienza, che porta Tommaso alla fede nella resurrezione, avviene nel clima e nella situazione dell’ ottavo giorno. Infatti, un assente merita attenzione, quando, finalmente, torna ad essere presente. Anche il Risorto conferma questa regola della vita comunitaria e, presente al centro del gruppo dei suoi, introduce l’ assente Tommaso nel clima di pace creato precedentemente con tutti gli altri undici. Prende, inoltre, nella dovuta considerazione la richiesta di Tommaso, usando le stesse espressioni dell’ apostolo. Poi, però, lo invita alla conversione alla fede, passando dal vedere e toccare alla disponibilità a credere senza vedere.

Vediamo che il vangelo di Giovanni, alla fine dell’ incontro, riserva, ai lettori, tre passaggi-capolavoro: la professione di fede di Tommaso, la beatitudine pronunciata dal Risorto, la testimonianza di fede trasmessa dall’ autore. Non sappiamo, se Tommaso abbia voluto toccare, oppure no, le ferite di Gesù. Notiamo che ciò che rimane di Didimo è la sua confessione di fede, la più bella che sia mai stata rivolta a Gesù.

Quanto alla beatitudine di coloro che credono senza aver visto, essa riguarda ogni lettore, che non ha visto il Signore, ma ha abbracciato la fede in lui, grazie alla testimonianza, ricevuta dalla comunità dei credenti. A lui il Signore rivolge le sue congratulazioni, per averlo riconosciuto presente nella sua vita.

Infine, l’ obiettivo principale: far nascere la fede in ogni lettore. Certo, rispetto ai testimoni oculari, i destinatari del testo sono in svantaggio, in quanto non conoscono tutti i segni che non sono stati riportati nel vangelo, ma sono ricompensati dalla qualità dell’ opera che hanno ricevuto, con la sintesi, operata dall’ autore, dei personaggi e delle loro testimonianze.

                                                                           Mons. Antonino Scarcione

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