"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

domenica 29 maggio 2016

La Domenica con Gesù, SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO / C

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

Testi: “In quei giorni, Melchisedek…offrì pane e vino…” Gen 14,18-20 . 

“…Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me…” I Cor 11,23-26 . 

“…Voi stessi date loro da mangiare…Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla…” Lc 9,11b-17.


Il “Corpus Domini” è certamente una delle solennità più popolari. Le sue origini risalgono oltre il 1100, nella Gallia belga, che papa Urbano IV, l’ 11 agosto 1264, estese a tutta la Chiesa. Diversi piani pastorali sono collegati ad essa; proprio perché in essa vari gruppi hanno rifondato il loro “essere per” il mondo. Gli elementi liturgici, teologici e devozionali si possono sintetizzare nelle tre parole: Eucarestia, Memoriale e Devozione.

-“Eucarestia”, come il “tutto che si compie”, sia nel donarsi dell’ uomo, sia nel donarsi di Dio. Dio, che si fa “mangiare” e l’ uomo, che è “mangiato”, tanto che ognuno dovrebbe dire: “Vivo io, non vivo io, vive in me il Signore”. E’ Dio che si dona e diventa principio di unità, superamento di ogni egoismo, abbattimento di ogni passione. All’ Eucaristia finisce l’ opera del Padre, che vuole l’ alleanza con tutta l’ umanità..

-“Memoriale”. Celebrare il memoriale del Signore non è ripetere, soltanto, ciò che un giorno egli ha compiuto. E’, invece, “fare” , ciò che lui ha fatto ed opera ancora “per noi uomini e per la nostra salvezza”: un corpo, dato per noi; un calice di sangue, versato per noi e per tutti. Celebrare l’ Eucaristia, memoriale del Corpo e del Sangue di Cristo, vuol dire, per esempio, che nessun altro corpo può essere dilaniato, sfruttato, vilipeso per una presunta ragione di salvezza o di bene comune; che il sangue di nessuno può essere versato, per alleanza od ostilità.

-“Adorare”. Davanti all’ Eucaristia rimane, solo, l’ ascolto: “portare la mano alla bocca” e fare silenzio. Questo è uno dei significati della parola “adorare”(=portare la mano ad “os”, la bocca, e mettersi in ascolto). Tacere, per vivere.

-Se è vero, come affermano i nostri vescovi, che, “pur vestiti a festa”, siamo, talvolta, “incapaci di far festa”, dobbiamo interrogarci sul perché. Il cristianesimo corre spesso il rischio di essere considerato una “somma di verità”, di pratiche e di norme e non, come dovrebbe essere, un’ esperienza incentrata nel Cristo,”crocifisso, morto, sepolto e risuscitato”.

-Perché mai le tre letture ridisegnano questo clima, con l’atteggiamento benedicente di Melchisedek e di Cristo? Il nocciolo del rapporto culto-vita è tutto qui: percepire questa come “ininterrotto rendimento di grazie” ; solo così ci è dato di concretizzare il desiderio liturgico: di poter, cioè, “esprimere nella vita il sacramento ricevuto nella fede”.

-“Quando la vita del cristiano sa rendere grazie, il creato trova in essa l’ espressione più alta della sua lode”. La dimensione cosmica della lode e la perenne liturgia del creato diventano possibili, quando l’ uomo sa riconciliarsi con Dio e con la creazione, che è “opera delle sue mani”. La “Messa del Mondo”, non è un’ utopia, è una possibilità offerta al credente, che percepisce e attualizza in sé una “memoria” di vita, com’è l’eucaristia, capace di significare l’ oggi e di anticipare il domani.

                                                                Mons. Antonino Scarcione

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