"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

domenica 5 giugno 2016

La Domenica con Gesù, X Ordinaria

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

Testi: “…Elia…invocò il Signore:Signore, mio Dio, vuoi fare del male a questa vedova che mi ospita, tanto da far morire il figlio ?
...Il Signore ascoltò la voce di Elia…Elia disse: Guarda ! Tuo figlio vive…” I Re 17, 17-24 . “Vi dichiaro, fratelli, che il vangelo da me annunciato non segue un modello umano…Mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco…” Gal 1,11-19 . 
“…Veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova…Il Signore…Si avvicinò…Poi disse: Ragazzo, dico a te, alzati!...Ed egli lo restituì a sua madre…” Lc 7, 11-17.

Le reazioni psicologiche, conseguenti alla perdita di una persona cara, sono ben delineate nelle “Confessioni”, dove Sant’ Agostino parla della morte di uno dei suoi amici… Infatti, quando una febbre maligna falciò la vita dell’ amico, egli stesso cadde in una profonda crisi: “Il mio cuore, afferma lo scrittore, fu inondato da una profonda tristezza…” (Libro IV,4). Accanto a quelli psicologici, Agostino illustra anche aspetti di natura spirituale. Quando afferma: “Diventai un enigma a me stesso”, egli indica lo sconvolgimento interiore, che si verifica nel venir meno di alcuni punti di riferimento, costituiti dalle persone “passate” all’ altro mondo.

Anticamente, fin dal lontano medioevo, la “gestione” del lutto era affidata alla religione. La comunità aveva il compito di accompagnare e sostenere la famiglia durante la malattia e la morte delle persone care. Col trascorrere del tempo, numerosi sono stati i cambiamenti nei confronti della morte. Uno degli aspetti più appariscenti è costituito dalla “de-socializzazione” del tempo, susseguente alla morte, che risulta essere vissuto, generalmente, nella solitudine.

Queste, pur significative, trasformazioni non annullano, però, “il valore che la Chiesa assegna ai tempi e ai luoghi della celebrazione, che testimoniano la speranza della resurrezione e la vicinanza alle persone colpite dall’ evento luttuoso”. Vediamo che, saggiamente, anche il nuovo rito esequiale sottolinea l’ importanza di riproporre l’ iter che la comunità è solita fare: visita alla famiglia del defunto,veglia, preghiera alla chiusura della bara, processione in chiesa, processione al cimitero, benedizione del sepolcro e la sepoltura.

All’ interno di questa ritualità, vanno collocate le parole di consolazione. Tali parole acquistano un particolare significato nell’ omelia. Infatti, come il cordoglio di Cristo per la morte del figlio della vedova è ben accolto e apprezzato dai presenti, così accadrà all’ operatore pastorale , se sarà capace di partecipare con sincerità al dolore di coloro che hanno perduto i propri cari.

Vediamo, quindi, che a Nain viene messa in scena la tragedia più grande del mondo: la morte, quasi un buco nero, che inghiotte la vita di una madre, privata del volto del figlio, che Gesù le restituisce, cambiando le sue lacrime in gioia.

                                                                   Mons. Antonino Scarcione

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