"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

sabato 9 luglio 2016

La Domenica con Gesù, XV del Tempo Ordinario

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale



Testi: “Mosè parlò al popolo…Questo comando…Non è troppo alto per te, né troppo lontano da te…Non è nel cielo…Non è al di là dal mare…Anzi…Questa parola è molto vicina a te…E’ nella tua bocca e nel tuo cuore…” Dt 30,10-14. 
“Cristo Gesù è…Primogenito di tutta la creazione…Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa…” Col 1,15-20 . 
“…E chi è il mio prossimo?...Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti…Un sacerdote…Lo vide e passò oltre…Un levita…Passò oltre…Invece, un Samaritano…Vide e ne ebbe compassione…Gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino,…Lo portò in un albergo e si prese cura di lui…” Lc 10,25-37.

Il Samaritano è l’uomo comune, colui che non ha alcun obbligo, se non quello di rispondere, soltanto, alla propria umanità. Non ha nessuna competenza tecnica e si avvale, quindi, di un albergatore. Fa quello che può, versa sulle ferite, come medicina, olio e vino. Si lascia toccare il cuore dal bisogno e dalle ferite di quell’ uomo. Vede, esattamente, ciò che anche il sacerdote e il levita hanno visto; ma lui si avvicina e si ferma, perché ne ha compassione. Se, oggi, egli fosse in viaggio, quali ferite vedrebbe ? Quali vittime incontrerebbe ? Certo, adesso, siamo piuttosto “fortunati”, (anche per merito del Samaritano), se nessuno rimane, ferito, nelle nostre strade, perché, sappiamo bene, che parte, immediatamente, la segnalazione al 118 e arrivano i soccorsi: di questo dobbiamo essere grati al Samaritano. Anzi, il sacerdote e il levita verrebbero pure multati per omissione di soccorso !

Ma quali altri feriti, che non vediamo (o scansiamo), il radar del Samaritano riuscirebbe a vedere? Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Sappiamo bene che, specialmente, d’ estate i profughi prendono la “prima cosa che galleggia” e scappano dai paesi in guerra. Vengono intercettati e salvati. Il Samaritano cosa farebbe? Li lascerebbe in mare? Sicuramente, no. Eppure, il Samaritano, che ne salva uno, viene lodato; se, invece, ne salva più di uno, viene visto con sospetto, anzi viene rifiutato e persino visto come minaccia per l’ ordine pubblico.

“Dobbiamo decidere”, come opportunamente afferma l’esegeta Livio Corazza, “se stare, fino in fondo, con il Samaritano o meno. Intanto, vediamo che continua la fuga di migliaia di profughi dai paesi in guerra o da paesi, incapaci di fornire speranza alle giovani generazioni. E avviene, oggi, quello che è capitato, emblematicamente, sulla strada tra Gerusalemme e Gerico: c’ è chi si ferma e chi tira diritto. Con la differenza che i ruoli sono interpretati non da singoli, ma da intere nazioni. Le quali alzano “muri di filo spinato” o di mattoni, chiudendo le frontiere. Nazioni, i cui cittadini prendono l’ automobile ed aiutano i profughi ad attraversare le frontiere. Cittadini, che mettomo a disposizione le loro case. Altri, che prendono a calci i bambini, facendoli piangere, mentre vengono rincorsi dalla polizia. C’ è chi accoglie e chi si rallegra per ogni naufragio ! Nazioni, che non vogliono accogliere e “si girano dall’altra parte”.E tra di essi, ci possono essere anche cristiani praticanti.

Il 6 settembre 2015, Papa Francesco lanciò un appello: “Fratelli e sorelle, di fronte alla tragedia di migliaia di profughi, che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame…il Vangelo ci chiede di essere “prossimi”…non soltanto a parole: coraggio, pazienza !...Pertanto, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri, ai santuari di tutta l’ Europa, incominciando dalla mia diocesi di Roma…”

Ebbene, che fine ha fatto questo appello ? “Donaci, oggi, occhi, per vedere le ferite invisibili”. Accanto al dramma dei profughi, ci sono anche “feriti”, difficili da individuare: ragazzi, a cui non manca niente, ma sono privi di certezze educative. Per loro il soccorso consiste nell’ esempio coerente da parte degli adulti. Giovani in cerca di un futuro affettivo e di occupazione. Coppie, che non si decidono a sposarsi, alle quali una mano va data. Anziani, che, per i motivi più diversi, si giocano la pensione nelle macchinette e non c’ è nessuno che li fermi e li aiuti. Hanno bisogno di un buon Samaritano o di uno che abbia lo sguardo del Samaritano. Giovani, che non sanno che strada prendere e non c’ è nesuno, che gliela indichi.

Politici feriti da offese, che fanno di tutte le erbe un fascio e accomunano tutti, onesti e disonesti. Non c’ è nessuno che si occupi di loro, anche se essi si dedicano al bene comune.

Anche l’ ambiente è ferito dalla nostra mancanza di cura. Per esso, il S.Padre, nella famosa Enciclica “Laudati sì”, ci invita alla “conversione ecologica”.

                                                                                Mons. Antonino Scarcione

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