"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

mercoledì 13 dicembre 2017

Campo giovani e Calendario delle iniziative di Natale...


Sabato 9 e Domenica 10 dicembre, si è svolto presso la struttura di Montagna Gebbia (salesiani), il Campo giovani in preparazione al Natale.
Grande partecipazione da parte dei ragazzi e giovani che hanno accolto con grande entusiasmo l'invito.

Prossimi appuntamenti:
Domenica 17 dicembre alle ore 20:30 presso la Chiesa Madonna della Neve, Spettacolo Musicale di Natale a cura dei ragazzi e giovani
Mercoledì 20 dicembre ore19:15 locali Chiesa Madonna della Neve, con la presenza del Vescovo e Sindaco - benedizione dei bambinelli e scambio degli Auguri;

Dall' 8 dicembre al 6 gennaio, presso i locali della Chiesa San Pietro, apertura al pubblico e visita della "Mostra dei presepi in miniatura".

martedì 12 dicembre 2017

La ‘Capanna di Gesù bambino’ al castello Aragonese

Da oltre 22 anni per l’esattezza dal 1995 il Nobile Quartiere Monte Mira, realizza, con tanta passione ed amore la classica capanna di Gesù bambino. 
Se in Italia possiamo vantare diversi gruppi ed associazioni varie definite “gli amici del presepe, gli amici di Gesù buon pastore, gli amici di Gesù e Maria, gli amici del natale, nella nostra città tra i soci del comitato quartiere possiamo individuare e definire senza ombra di smentita un gruppo di uomini a cui possiamo riconoscere il titolo di “Amici di Gesù bambino”.
Infatti dal 1995, allora eravamo il braccio operativo della Chiesa Collegiata del SS. Crocifisso, guidati dal compianto don Michele Nicosiano, realizzammo il presepe vivente nel giardino esterno del Castello Aragonese.
Un’esperienza unica e irripetibile, furono coinvolte oltre 50 persone e si lavorò sodo per oltre un mese e mezzo per la costruzione degli ambienti e le scenografie.
Il risultato fu un successo di critica e pubblico, i concittadini accorsero da ogni angolo della città per vedere un Presepe vivente in un luogo fino a quel momento inaccessibile ai più.

L’anno successivo realizzammo la prima capanna di Gesù nel giardino Carmelo Scibona di via Floresta, proprio davanti la statua di pietra, nello stesso luogo fu realizzata nel 1997 e nel 1998.
Dal 1999 al 2000 la capanna venne posta in piazza Cattedrale prospiciente la Basilica; dal 2001 al 2009 la “Capanna di Gesù bambino” trovò dimora nella grande aiuola di piazza Castello, ed infine dal 2010 ad oggi ha trovato "casa" all’interno del castello Aragonese, sul costone del giardino esterno, in un ambiente da effetto scenografico non indifferente, visibile a tutti dalla omonima piazza e dalle vie limitrofe Floresta e Vittorio Emanuele.

Proprio ieri, per il settimo anno consecutivo i soci del quartiere hanno iniziato ad allestire la capanna di Gesù bambino al Castello Aragonese, per la cronaca, il castello da meno di un anno è stato acquistato da un nuovo proprietario, il Dott. Giancarlo Scicolone, imprenditore di Gela, che in questi ultimi mesi, si sta adoperando, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, per la bonifica l'antico maniero, che di fatto era in uno stato di totale abbandono.

Per tutto ciò, va il nostro doppio ringraziamento al Dott. Scicolone per il recupero dell'importante castello aragonese, che ci auguriamo possa ritornare ad essere luogo simbolo della città medievale; e per  averci consentito di non interrompere una tradizione che vedeva la capanna di Gesù Bambino sul costone del cortile esterno dell'Antico Maniero.

La scelta di questo luogo non a caso, l’ambientazione suggestiva, il castello medievale è infatti il simbolo del “potere” che porta intatto il sapore del tempo passato, l’umilissima capanna ai piedi del maniero evoca che Gesù è nato in una capanna povera, spoglia, riscaldato da due animali e la sua collocazione in questo luogo vuole richiamare l’attenzione di noi tutti piazzesi, spesso e volentieri distratti e in preda al galoppante consumismo.
Ci auguriamo che tutti coloro che passano da li, non guardino solo l’aspetto esteriore della capanna, ma colgano il messaggio di Salvezza e di Amore che Dio ci ha lasciato.

                                                                                 Filippo Rausa

L'Aforisma della Settimana


lunedì 11 dicembre 2017

Lo sai perché....differenze tra Duomo e Cattedrale


Accade spesso di sentir parlare di termini come duomo e cattedrale e di confondersi sul loro significato.
La chiesa principale di Milano è il Duomo. Quella di Parigi è la cattedrale di Notre-Dame.
Ma forse non tutti conoscono le differenze sostanziali che ci sono tra duomo e cattedrale. Si tratta di due parole differenti. Vediamo in questo articolo il loro significato.

Duomo

La parola Duomo deriva dal vocabolo latino domus che nell’antica Roma significava semplicemente casa. Il duomo è considerato la chiesa principale di un centro urbano, in particolare nei paesi di lingua italiana e tedesca. È un edificio imponente caratterizzato con cupola derivante dal riutilizzo di edifici dell’Impero Romano ed è spesso anche la cattedrale della diocesi.

Si tratta di un luogo ovvero la Casa di Dio, dove si riuniscono i fedeli per pregare ed assistere alla liturgia. Inizialmente, i cristiani si trovavano insieme in qualche casa, per pregare e celebrare insieme l’Eucarestia. Solo in seguito si è iniziato a pregare e celebrare l’Eucaristia presso gli edifici religiosi. Esempi di noti edifici religiosi conosciuti in Italia sono: il Duomo di Torino, quello di Firenze e il già citato Duomo di Milano. Essi sono veri e propri simboli dei capoluoghi. Ai giorni nostri, questo tipo di strutture sono fondamentali all’interno del panorama architettonico religioso.

Duomo di Milano
Cattedrale

Ora vediamo il significato del termine cattedrale. Per cattedrale si intende un importante centro nevralgico di una diocesi, che contiene la sede della cattedra o trono del vescovo. Il termine cattedrale deriva appunto da “cattedra” (cathedra), perché essa ospita la cattedra del vescovo.

Un altro nome con cui si indica la cattedrale è ecclesia mater. Questo termine sta ad indicare la
“chiesa madre” di una diocesi. Data la sua importanza, la cattedrale viene anche chiamata con il nome di ecclesia maior. La cattedrale è quindi la chiesa principale di tutta la diocesi, simbolo dell’unità di coloro che credono nella fede proclamata dal vescovo.

In Francia si adotta il termine cattedrale (cathédral) per indicare non solo le chiese che sono sedi vescovili, ma anche molte chiese che hanno una rilevante importanza storica.

Cattedrale di Piazza Armerina
Tra le cattedrali italiane e straniere da ricordare troviamo: la cattedrale di Siena, quella di Notre-Dame di Parigi, la cattedrale di Cadice in Spagna e quella imponente di Colonia. Ma sono molte le cattedrali disseminate nel mondo e che hanno una valenza storica di rilievo nel panorama architettonico religioso.

In ultimo, dobbiamo considerare che se una città è sede vescovile, allora il luogo ecclesiastico duomo e cattedrale coincidono: sono la stessa cosa. Pertanto non è errato dire Cattedrale di Milano.

domenica 10 dicembre 2017

Taverna Umberto I - Giorni di festa


Di seguito un bellissimo brano natalizio, Giorni di Festa, composto dalla band "Taverna Umberto I" dei fratelli Giuseppe e Gianfilippo Santangelo. Bellissimo da ascoltare e riascoltare una vera colonna sonora del Natale 

Buon ascolto.....

Consegna pergamena al prof. Antonio Mirabella

Il 6 Dicembre 2017, alle ore 10,30, dopo un’ ulteriore visita alla Mostra Didattica Itinerante su “L’ Antartide e i Cambiamenti Climatici”, dal titolo “Laudato SI’ e l’ Ottava Opera di Misericordia”, allestita e curata dal naturalista, Docente Universitario dell’ Ateneo Palermitano, Prof. Antonio Mirabella, nel Bicentenario dell’ Istituzione della Diocesi (1817-2017), il Comitato Pro Mostra Antartide, con la collaborazione delle Associazioni, Club Services, Quartieri Storici, Scuole ed Istituti Secondari di II Grado della Città di P.Armerina, Uciim, Copat e Ufficio Diocesano Ecumenismo, Dialogo e Salvaguardia del Creato, ha realizzato una breve cerimonia di ringrazi mento al Docente, reduce dal Continente Bianco e al Dott. Francesco Colombo, consegnando, al Prof. Antonio Mirabella, a perenne memoria dell’ evento, una pergamena, che ricorda la Mostra.

La stessa sarà esposta alle Scuderie del Quirinale e, successivamente, a Milano Bicocca, a Trieste e all’ Aquila.

                                       Filippo Rausa


La Domenica con Gesù, II di AVVENTO / B

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale.

Testi: “…Consolate, consolate il mio popolo…Preparate la via al Signore…”Is 40,1-5.9-11 . 
“…Davanti al Signore, un giorno è come mille anni…Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova..” 1Pt 3,8-14 . 
“…Raddrizzate le vie del Signore…Dopo di me viene uno che è più forte di me…” Mc 1,1-8.

-“Inizio del vangelo di Marco”. Marco è il primo, in ordine di tempo, a scriver il vangelo, tra il 60 ed il 70 d.C. Le quattro espressioni iniziali del suo vangelo sono come il tema di una sinfonia, annunziata all’ inizio del pezzo e, poi, rielaborata in varie tonalità: “Inizio- del vangelo-di Gesù Cristo-Figlio di Dio”. Il termine “inzio” rimanda alla prima parola della Bibbia, in ebraico, “Bereshit”, che risuona al momento della creazione. Infatti, l’ inizio del vangelo costituisce “una nuova e migliore creazione”.

Ciò che inizia, come ben afferma lo studioso Samuele Riva, è “l’ eu-anghelion” (=la buona notizia), non qualsiasi buona notizia, ma l’ unica vera e grande “buona notizia”, che interessi il cuore umano, la Verità piena e globale: l’ amore, che raggiunge, seduce e salva la libertà dell’ uomo. E’ l’ evento, che realizza la redenzione dell’ uomo da ogni schiavitù e lo riscatta dal peccato e dalla morte. Allora, come oggi, la “notizia” è consegnata alla Chiesa, nelle nostre mani, perché in tutto il mondo, oggi, - dalla liturgia alla vita- questa “buona notizia” sia gridata ai quattro venti.

E non solo oggi: ogni giorno, ogni domenica, ogni anno liturgico, la Chiesa annunzia l’ “eu-anghelion” con l’entusiasmo e la passione della prima volta. Questo lieto annunzio ha, come suo centro, Gesù: questo nome è accompagnato da una qualifica, Cristo, non il cognome, bensì, il titolo, che specifica la sua missione, il ruolo storico, che rivela il segreto messianico, che Gesù custodisce e che verrà svelato e capito, soprattutto, alla fine della narrazione, ai piedi della croce, quando un soldato romano dichiarerà: “Veramente, quest’ uomo era figlio di Dio ! (Mc 15,39).

-“La professione di fede”. Dire che “Gesù è Figlio di Dio” è, certamente, una professione di fede. Da che cosa lo possiamo capire o dedurre ? Sicuramente dalla frequentazione del Signore. Quando scopriamo i tratti del suo volto, della sua voce e del suo cuore.

A questo punto, dopo aver accolto “l’ ouverture”(=l’ inizio) del vangelo di Marco, dobbiamo citare l’ epilogo: “Il Signore Gesù…fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la Parola con i prodigi che l’ acompagnavano”. L’ annunzio che “Gesù è Figlio di Dio” è tale, se viene annunziato; la notizia è buona, se continua ad essere comunicata.

-“Frequentare gli areopaghi (=le piazze) del nostro tempo”. Ascoltiamo il suggerimento di Isaia, che invita a salire su un alto monte e ad alzare la voce: a ciascuno di noi è richiesto di salire su quei “pulpiti”, di entrare in quegli “areopaghi”, che la vita ci mette a disposizione: la famiglia, il posto di lavoro, il luogo di svago, la compagnia degli amici, la politica, l’ economia, la cultura, lo sport e l’ informazione, perché l’ impressione è che ci siamo stancati o abbiamo paura di annoiare, o peggio, di essere emarginati.

Ai cristiani è richiesta, oggi, la forza, il coraggio e l’ intraprendenza, per offrire consolazione ad un popolo, che ne ha estremo bisogno: solo in Dio trovano fine tutte la schiavitù. Ed, inoltre,“Raddrizzate le vie”, significa consentire a Gesù Cristo di venire incontro all’ uomo. Non è un semplice atto rituale, ma un gesto esistenziale, che esprime un nuovo orientamento. Ecco uno dei contenuti più chiari e necessari alla vita umana, dell’ “Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”. E se abbiamo bisogno di una figura che ci rappresenti come Chiesa, in questo lavoro di denuncia, di critica costruttiva e profetica, abbiamo Giovanni Battista, colui che sa parlare più per passione, che in vista della comprensione e che, comunque, sa far arrivare la buona notizia.

Non sono, certo, i titoli di studio o i corsi di aggiornamento, ma è l’ amore, che ci permette di annunziare Cristo con coraggio, con convinzione e con coerenza.

-“Essere precursori”. La Parola che abbiamo ascoltato ci pone una domanda: vuoi essere anche tu un precursore di Cristo? Tutti i santi lo sono diventati, grazie ad un ascolto attento della Parola e al nutrimento del Pane eucaristico, momento in cui, Colui al quale non siamo degni di sciogliere i calzari, si fa cibo. 

                                                          Mons. Antonino Scarcione

Omaggio floreale all'Immacolata Concezione, collocate quattro corone



Venerdì 8 dicembre 2017 festa dell’Immacolata Concezione; il nobile quartiere Monte Mira continua a scrivere pagine di storia che si aggiungono alle tante della città di Piazza Armerina, riuscendo a coniugare storia, fede e tradizione.

La cerimonia, al suo quarto anno di vita, come da consuetudine ha coinvolto l'Amministrazione comunale con la presenza del Sindaco Filippo Miroddi e dell'Assessore Carmelo Gagliano; in rappresentanza del vescovo, il vicario generale mons. Antonino Rivoli e il preposto della cattedrale mons. Antonino Scarcione, la delegazione del Presidio di Piazza Armerina dei cavalieri Templari Federiciani, con il priore Filippo Rausa e i cavalieri Stefano Di Dio, Salvatore Murella e la dama Luisa Santoro; la Fondazione Prospero Intorcetta, con il suo presidente Giuseppe Portogallo; la protezione civile con la presenza di Plutia Emergenza, e inoltre una folta delegazione del Governo del quartiere con la presenza di Salvatore Oliva, Giuseppe Parlascino Filippo Purrazza, Enzo Conti, Francesco Di Bartolo, Osvaldo Scarcelli, Nicolò Castoro, Bruno Aronica, Melina Zincale, Antonino Amato, oltre a diverse autorità civili, militari e tanti quartieranti e concittadini. 

Alle ore 10:30 nella Basilica Cattedrale la santa messa presieduta da mons. Nino Rivoli, a seguire la cerimonia con partenza da piazza Cattedrale ha visto il corteo preceduto dagli omaggi floreali all'Immacolata portarsi ai piedi dell'edicola di via Monte, palazzo Roccabianca, lì, il presidente del quartiere Monte Mira Filippo Rausa, nella duplice veste anche di priore dei Templari Federiciani, nel salutare e ringraziare tutti gli intervenuti ha spiegato le motivazioni dell'evento, sottolineando con orgoglio come il popolo piazzese fosse stato precursore di eventi, maturati dalla Chiesa oltre un secolo dopo.
Sono seguiti gli interventi del sindaco Filippo Miroddi, di Mons. Antonino Scarcione e di mons. Nino Rivoli che ha portato il saluto del Vescovo.
E' stato reso omaggio all’Immacolata Concezione con la posa di quattro corone floreali,  nel luogo dove i nostri antenati nel 1692, ben 162 anni prima che Chiesa si pronunziasse con il dogma proclamato l’8 dicembre 1854 da Papa Pio, avevano affermato, scolpendolo sulla pietra, che la Vergine Maria è stata concepita senza peccato originale, ossia su di essa non gravava il peso dell’antica colpa che commisero il primo uomo e la prima donna, Adamo ed Eva, i quali disubbidirono a Dio e furono perciò allontanati dal Paradiso Terrestre.

La cerimonia si è conclusa con gli auguri e ed un arrivederci al prossimo anno.




  
 


venerdì 8 dicembre 2017

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia.

Testi: “…Porrò inimicizia tra te e la donna…” Gen 3,9-15.20 . “Dio ci ha scelti in Cristo prima della creazione del mondo” Ef 1,3-6.11-12 . “…Rallegrati, piena di geazie: il Signore è con te…” Lc 1,26-38.

Nella solennità odierna dell’ Immacolata siamo invitati ad accogliere l’ invito della Chiesa a mettere al centro dell’ esistenza la Parola di Dio, a riscoprirne tutta “la sua forza di lettura” della realtà personale e della storia e a focalizzare, inoltre, il valore del sì di Maria, davanti a Dio, per rispecchiarci nel suo volto, riflesso della Chiesa.

Vediamo che tutto ha avuto inizio con un incontro tra Maria e l’ angelo. Come per lei, il Signore ha, su ciascuno, un disegno di amore e non lo realizza senza il nostro consenso. La prima parola che Dio dice a Maria e a ciascuno di noi è questa: “Gioisci, sii felice! Il Signore è con te”.

Quando Dio entra nella nostra vita, non viene, per chiedere, ma per donare. Viene per dire a ciascuno: “Apriti alla gioia”. Il motivo è, semplicemente, questo: il Dio dei nostri Padri è ora “il Dio con noi”. Un Dio da accogliere e da donare, da far rinascere e crescere nel cuore degli uomini.

“Ecco la serva del Signore”: Maria chiama sé stessa serva. Servire è un modo di vivere, non più “rivolti” a sé stessi, ma aperti a Dio. Alla “logica del possesso” si sostituisce la “logica del dono”. Il termine “servo”, originariamente, indicava “incollato”. In tal senso, Maria è “serva”, cioè, totalmente aderente alla volontà di Dio.

Il suo “eccomi” è pronunciato senza riserva alcuna, con sentimenti autentici di totale disponibilità. Origene mette sulla bocca di Maria un’ espressione molto bella: “Io sono un a tavoletta di cera, l’ Altissimo scriva ciò che desidera” . Ella, infatti, si affida totalmente a Dio ed alla sua Parola.

Noi siamo, quindi, sollecitati dalla celebrazione a guardare a lei come Madre della Parola, col desiderio di focalizzare l’ attenzione sulla bellezza e sulla forza di una Parola, che ha il potere di cambiarci e di cambiare anche l’ ambiente, che ci circonda. Le difficoltà sono tante, ma l’ Immacolata illumina i nostri occhi, mostrandoci che l’ amore è più forte, la grazia è più grande, la vita vince sulla morte.

                                                                    Mons. Antonino Scarcione

mercoledì 6 dicembre 2017

La tradizione di San Nicola a Piazza Armerina

Il 6 dicembre la Chiesa celebra San Nicola nato a Patara di Licia (Asia Minore), nel 270 circa, morto a Myra (oggi Demre, nella parte anatolica della Turchia), il 6 dicembre probabilmente del 343).

Nicola fu vescovo di Myra in Licia è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane.
Noto anche come san Nicola di Bari, san Nicola di Myra, san Nicola Magno e san Niccolò, è famoso anche al di fuori del mondo cristiano perché la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus (o Klaus), conosciuto in Italia come Babbo Natale.
Le reliquie di San Nicola furono traslate a Bari da alcuni pescatori, e per ospitarle fu costruita una basilica nel 1087, Bari è da allora meta di pellegrinaggi da parte dei fedeli.
È anche il santo patrono della città di Amsterdam e della Russia.
San Nicola è il leggendario Santa Claus dei paesi anglosassoni, e il NiKolaus della Germania che a Natale porta i doni a bambini.
Tutte le versioni del Babbo Natale moderno derivano dallo stesso personaggio storico, il vescovo San Nicola di Mira, di cui si racconta che fosse solito fare regali ai poveri.
La leggenda di San Nicola è alla base della grande festa olandese di Sinterklaas (il compleanno del Santo) che, a sua volta, ha dato origine al mito ed al nome di Santa Claus nelle sue diverse varianti.
In Europa (in particolare nei Paesi Bassi, in Belgio, Austria e Germania) viene ancora rappresentato con abiti vescovili e con la barba.
Platia, l’antica Piazza Armerina la cui storia si perde nella notte dei tempi è strettamente legata a San Nicola per le seguenti motivazioni.
Il colle dove i normanni nostri antenati edificarono la città di Platia, 1163, comunemente definito Monte, topograficamente è chiamato Colle Mira o Monte Mira.
Questo toponimo ebbe origine dalla presenza di una antica chiesa o cappella dedicata in epoca bizantina a San Nicola vescovo di Mira. (I bizantini erano presenti in Sicilia prima dell’arrivo degli arabi e dei normanni).
E certo che dopo la fondazione della città o la predetta chiesa bizantina venne ingrandita oppure i Piazzesi ne costruirono una nuova, nei secoli sempre officiata, fino alla scomparsa del parroco, il compianto don Michele Nicosiano (1996), e per qualche anno ancora aperta in alcuni giorni dell’anno dal parroco reggente don Roberto Cona.

Dell’esistenza della chiesa di San Nicola in quei secoli se ne ha la certezza poiché nel 1308 pagava la decima alla Santa Sede, ed inoltre per la presenza nei comuni di Enna e di Gela di due chiese dedicate a San Nicola di Platea, a testimonianza che la grande devozione del popolo piazzese era stata trasmessa alle città vicine, a tal punto da consacrare le chiese con il titolo di S. Nicola de Platea, quasi che il santo fosse proveniente dalla nostra città o in essa si conservassero sue reliquie.
La chiesa di San Nicola per qualche secolo ebbe il titolo di chiesa sacramentale (aveva la cura delle anime dei fedeli di tutta la città insieme alle chiede del Patrisanto/Teatini e San Martino), in essa operava la “Compagnia delli maestri della venerabile cappella di Maria SS. della Catena.
Dalla presenza di questa Compagnia o Confraternita la chiesa in futuro verrà anche chiamata Maria SS. della Catena.
La rimodulazione delle parrocchie prima, inizi anni ’90, la morte del parroco dopo, ne determinarono l’inesorabile abbandono, poiché ai laici che fino a quel momento ne avevano osservato la cura ed il decoro, fu chiesto di consegnare le chiavi.
Chiesa di San Nicola
La storia della chiesa di San Nicola, più nota come Madonna della Catena, è ad un bivio; pur in presenza di prossimi interventi finanziari per il restauro, questa successivamente continuerà a restare chiusa o ad essere aperta solo nella ricorrenza della Madonna della Catena e di San Nicola.
Troppo poco, per poi ritrovarla con gli stesi problemi che l’affliggono oggi, la nostra proposta invece non dimenticando il contesto sociale del quartiere, è quella di aprirla ai quartieranti, infatti potrebbe svolgere attività di aggregazione per i gruppi giovanili, per gli anziani, per le attività sociali del Comitato di quartiere che la potrebbe adottare, facendola rivivere, ospitando eventi culturali, artistici, musicali, nonché religiosi.
Tante belle parole, tante idee che certamente resteranno lettere morte, nel frattempo, la tradizione di festeggiare San Nicola a Piazza Armerina è ormai tramontata, rimane solo il ricordo gioviale di padre Nicosiano che in questa occasione portava i ragazzi dell’Azione cattolica, delle classi catechistiche e del gruppo sportivo a festeggiare San Nicola con una solenne cerimonia eucaristica.
Ricordo ancora, perché ci teneva tanto sottolineare nell’omelia, il nesso tra San Nicola e Babbo Natale.
Dopo la Messa nella grande sacrestia, tutti, grandi e piccini aspettavano la distribuzione di caramelle e cioccolatini; un anticipo dello spirito della bontà del Natale.

Concludo questa breve ricognizione storica, citando le parole pronunziate dal Cardinale Christoph Schönborn, OP, Arcivescovo di Vienna (mercoledì 1° ottobre 2009), ….."E' una grave ferita nel Corpo di Cristo che le chiese abbiano le porte chiuse",……. e ci sia consentito aggiungere, è ancor più grave chiuderle ed abbandonarle a se stesse, facendo perdere ad esse oltre al patrimonio artistico ed architettonico, l’identità di storia, cultura, e tradizioni che i nostri antenati ci hanno tramandato.

                                                                                             Filippo Rausa

martedì 5 dicembre 2017

INVITO conclusione mostra Antartide, Mercoledì 6 Dicembre ore 10:30, Museo Diocesano

A S.E. il Vescovo-Città
Al Sig.Sindaco-Città
Al Comandante Corpo Forestale-Città
Ai Sigg. Dirigenti Scuole ed Istituti Secondari di Secondo Grado-Città
Alla Presidenza, Direttivo e Soci Uciim-Città
Alle Associazioni e Club Services-Città
Ai Presidenti, Direttivo e Soci Quartieri Storici-Città
Al Presidente, Direttivo e Componenti Comitato “Mostra Antartide”-Loro Sedi

Eccellenza, Cari Amici, 

Ci pregiamo invitarVi a voler partecipare alla Cerimonia conclusiva della 

“Mostra didattica itinerante Antartide” , dal titolo “Laudato SI’ e l’Ottava Opera di Misericordia”, magistralmente curata dal prof. Antonio Mirabella, che avrà luogo, Mercoledì 6 Dicembre 2017, alle ore 10,30, presso Il Museo Diocesano di Piazza Armerina.

P R O G R A M M A

-Ore 10:30, Visita alla Mostra, sotto la guida del prof. A. Mirabella (per coloro che non l’avessero vista).
-Ore 11:30, Esecuzione di brani musicali a cura dei Maestri: proff : S. Zoccolo e F. Di Gangi.
-Ore 12:00, Momenti di socializzazione e convivialità presso il ristorante, sito in Piazza Duomo 

Con viva cordialità.
                                                                                                             
Il Comitato Mostra Antartide 
Marianna La Malfa
Lucia Giunta
Concetto Prestifilippo
Carlo Tornetta
Antonino Scarcione

L'Aforisma della settimana


lunedì 4 dicembre 2017

Lo sai perché....Chi ha inventato le luci di Natale?


Il periodo natalizio porta con sé svariate tradizioni. Una di queste è quella di illuminare il nostro Natale. In questo periodo dell’anno è piacevole rimanere incantati nell’osservare le luci di Natale e i giochi che producono. Esse rendono scintillanti le nostre case, i nostri giardini, le nostre strade. Un Natale di luce e calore.
L’invenzione delle luci di Natale

Un tempo, però, gli addobbi che si utilizzavano erano costituiti da nastri, ghirlande, fiocchi, candeline e piccoli frutti. Utilizzato come pianta decorativa già molto prima dell’avvento del Natale cristiano, era anche l’agrifoglio. A questi ornamenti se ne aggiunse un altro, più… lucente.

Nel 1882, Edward Hibberd Johnson, inventore e socio in affari di Thomas Edison, ebbe l’idea di attorcigliare un filo di lampadine colorate intorno al suo albero di Natale. Erano 80 lampadine rosse, bianche e blu delle dimensioni di una noce. Era il 22 dicembre 1882 e l’albero era quello nella sua casa a New York. La storia è stata riportata nel giornale Detroit Post and Tribune da un reporter di nome William Augustus Croffut.

Edward Hibberd Johnson,
il padre delle luci di Natale
Scriveva Croffut: “Ieri sera mi avvicinai al di là della Fifth Avenue, chiamato presso la residenza di Edward H. Johnson, vice presidente della Edison’s Electric Company. C’era, nella parte posteriore dei bellissimi saloni, un grande albero di Natale, che presentava un aspetto più pittoresco e sconcertante. Era brillantemente illuminato con molte sfere colorate grandi come una noce inglese. (…) C’erano ottanta luci in tutto, racchiuse in queste uova di vetro delicate, quasi equamente divise tra i colori bianco, rosso e blu. (…) Non ho bisogno di dirvi che il sempreverde scintillante è stato un bello spettacolo, difficilmente si può immaginare qualcosa di più bello”.

Le prime luci di Natale

Da quel momento in poi, le luminarie sono entrate a far parte delle tradizioni natalizie. Non solo l’albero di Natale, ma anche le strade, gli esterni e gli interni delle case, sono resi scintillanti da ghirlande di luci di ogni colore, che rendono l’atmosfera più calda e festosa. Nel 1895, il presidente degli Stati Uniti Grover Cleveland sfoggiò il primo albero illuminato elettricamente alla Casa Bianca, con più di cento luci multicolori.

Le prime luci di Natale destinate ad essere commercializzate, furono fabbricate dalla Edison General Electric Company di Harrison, in New Jersey. Apparvero sulle riviste americane per la prima volta nel numero di dicembre del 1901 della rivista Ladies’ Home Journal.

Grazie a Edward Hibberd Johnson, quindi, il Natale, oltre che ad essere bianco, magico, gioioso (ma per alcuni anche malinconico), è diventato anche luminoso, luccicante, scintillante!

domenica 3 dicembre 2017

Un omaggio floreale del Vescovo nell'edicola di via Monte, venerdì 8 dicembre dopo la messa in Cattedrale



Tra meno di una settimana, venerdì 8 dicembre la nostra Città festeggerà in maniera solenne l'Immacolata Concezione, subito dopo la santa messa in Cattedrale il Vescovo mons. Gisana, l'Amministrazione Comunale, la Fondazione Prospero Intorcetta, le Associazioni di Volontariato e il Nobile quartiere Monte Mira deporranno delle corone di fiori sulla lapide del 1692 inneggiante la sacralità dell'Immacolata Concezione.

La nostra città di Piazza Armerina sin dalla sua ri-fondazione 1163 è sempre stata una città molto religiosa, una fede ancora viva più che mai.
Oggi sono ancora visibili innumerevoli simboli di questa “sacralizzazione” del territorio, nei suoi antichi quartieri, nelle aree di nuova espansione e nelle contrade che compongono il tessuto cittadino, anche se purtroppo la mancata cura ed attenzione a dette edicole votive ne sta compromettendo la perdita e il significato profondo.
Nel nobile quartiere Monte Mira, lungo l’omonima via sul prospetto laterale di palazzo Roccabianca, incastonata come un blasone nobiliare e posta una lapide di pietra arenaria, finemente scolpita, una vera e propria espressione di fede e arte popolare, di una religiosità radicata e diffusa, lasciata a testimonianza di un evento conclamato dal popolo piazzese, quale memoria storica rivolta ai posteri che nel corso dei secoli dal 1692 si sono succeduti.

L’edicola di via Monte ci parla dell’Immacolata Concezione di Maria, riportando testualmente le seguenti parole:
"VIVA LA MADRE DI DIO, MARIA CONCETTA, SENZA PECCATO ORIGINALE 1692".

Una edicola votiva a tutti gli effetti sotto forma di lapide dal significato profondo e precursore di un dogma della Santa chiesa proclamato ufficialmente l’8 dicembre 1854 da Papa Pio IX, cioè ben 162 anni dopo che i piazzesi avevano affermato, scolpendolo sulla pietra, che Maria è stata concepita dalla sua madre con il privilegio di non portare con sé il peccato originale, che da Adamo ed Eva tutti portiamo con noi al momento del concepimento.

Su questa lapide, giusto l’alto valore simbolico, il Consiglio del Governo del quartiere nel 2014 pensò bene di valorizzarla, ripulendola e facendo realizzare da un fabbro, una piccola copertura in ferro, merlata, a mo’ di tempietto, a memoria e gloria della Beata Vergine Maria Immacolata.

La cerimonia di deposizione delle corone di fiori, sarà effettuata subito dopo la Messa in Cattedrale, il corteo guidato dal Vescovo si porterà sulla via Monte, parteciperanno oltre al Clero diocesano, l'Amministrazione comunale, le autorità civili, militari, il governo del quartiere Monte Mira, i cavalieri Templari Federiciani, la Fondazione Prospero Intorcetta, le Associazioni di Volontariato, la Banda Musicale.

                                                                                               Filippo Rausa
(Di seguito alcune foto di repertorio)



                               

Ricordando don Michele Nicosiano

Mazzarino 1929 - Piazza A. 1996 
Il 3 dicembre di 21 anni fa (1996), moriva don Michele Nicosiano, l'ultimo parroco della storica Parrocchia della "Basilica" Collegiata del Santissimo Crocifisso, nel cuore del nobile quartiere Monte.
Seppure sono trascorsi ventuno anni è ancora vivo il ricordo per tantissimi quartieranti e concittadini, di un sacerdote buono che spese tutte le sue energie al servizio della comunità parrocchiale e del grande territorio del quartiere.
Nella vita personale di ognuno ci sono cose e uomini di cui porterai sempre il ricordo e se queste cose sono condivise da tanti uomini, vale a dire che nel cuore di costoro è rimasto un solco profondo.
Quel solco ci rimanda ai giorni della nostra fanciullezza e quindi come non continuare a ricordare don Michele Nicosiano, uomo umile e disponibile che mai soffocò l’entusiasmo di un manipolo di ragazzi nell’Azione Cattolica, invogliandoci a costituire l’associazione sportiva, la Libertas Crocifisso poi denominata Real Monte, la costituzione della Confraternita del SS. Crocifisso, il sostegno alle iniziative del nascente Comitato di Quartiere fondato negli anni ’80 e che ospitò per oltre un ventennio nei locali della casa canonica di via Crocifisso 98, seguendone ed indirizzandone i primi passi nel veloce e sorprendente processo di crescita imboccato.

"Basilica" Collegiata del SS. Crocifisso
Per suggellare il ricordo di padre Nicosiano nella storia di questa nostra comunità, il 3 dicembre del 2007, nell'undicesimo anniversario della sua scomparsa, dopo un lungo iter, la nostra proposta di fargli intitolare un luogo pubblico alla memoria, quale tangibile testimonianza della gratitudine e dell’affetto dell’intera Comunità e del quartiere tutto, trovava luogo nell'attuale omonima piazza, tra le Vie S. Martino e S. Nicolò proprio a due passi dalle chiese che lo avevano visto protagonista per i trentuno anni di sacerdozio nel nostro quartiere.
Il ricordo di don Michele Nicosiano per tramandare alle future generazioni la perenne gratitudine e riconoscenza del Nobile Quartiere Monte al Suo Sacerdote.      
                                                                                                                         Filippo Rausa

sabato 2 dicembre 2017

Domenica 3 dicembre è la notte della Superluna


Mai così grande, mai così vicina: la Luna si mostrerà in tutto il suo splendore il 3 dicembre. E’ questa l’unica data del 2017 per ammirare il nostro satellite nel momento di massima vicinanza alla Terra in coincidenza del plenilunio.

La chiamano Superluna, anche se il termine è più romantico che tecnico. Di fatto, vedremo la Luna più grande, più vicina e più luminosa. La potrete ammirare ad occhio nudo, fotografare, riprendere e… sognare, guardandola.

Non solo. La potrete seguire in modo speciale anche con il Virtual Telescope: grazie ai suoi strumenti mobili riprenderà la Superluna del 3 dicembre mentre sorge sull’orizzonte di Roma, tra i più celebri monumenti della Capitale, condividendo in diretta la visione con i curiosi di tutto il mondo. Il commento all’evento sarà dell’astrofisico Gianluca Masi. 
Superluna non è un termine scientifico indica semplicemente una luna piena o una luna nuova che si verificano quando il nostro satellite è più vicino della media alla Terra.
Questo è un fatto normale perché la Luna si muove su un’orbita ellittica attorno alla Terra quindi talvolta è più vicina al Perigeo talvolta più lontana. Ecco semplicemente quando la fase di Luna piena o di Luna nuova si verificano a ridosso del Perigeo essendo un po’ più vicina questo non è un pochino più grande e allora furor di popolo è stata battezzata così Superluna.



La Domenica con Gesù, I di AVVENTO / B

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale.

Testi: “ Chi spera in te non resta deluso” Is 63,16b-17.19b;64,27. 
“Aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” 1 Cor 1,3-9 . 
“Vegliate, non sapete quando il padrone di casa ritornerà “ Mc 13,33-37.

Il Dio nel quale crediamo è un Padre buono, che si è rivelato attraverso il dono della sua presenza “fisica”, “in mezzo a noi” e assumendo la natura umana in Gesù. Egli ha esaudito, così, la ricerca di Dio da parte dell’ uomo di ogni tempo.

Vediamo che la ricerca del Signore è ulteriormente agevolata dal Vangelo di Marco, che il Calendario Liturgico ci propone di seguire nel nuovo anno della Chiesa (Ciclo B), che inizia proprio oggi. 
Il breve passo di questa I Domenica di Avvento (Marco 13,33-37) ci conduce verso la fine del “mistero” di Gesù, al capitolo 13, che è considerato il “discorso escatologico” (= la fine dei tempi o il compimento dalla storia). Il vangelo mette in primo piano il tempo, che il cristiano è chiamato a vivere nell’ attesa del Signore. Se l’ Avvento indica, sostanzialmente, la venuta del Signore, per caratterizzare questo tempo, Gesù si serve di una metafora, tipica della vita umana: la partenza di una persona per un viaggio.

L’ uomo, che parte, è lo stesso Gesù, il padrone di casa. Allude, chiaramente, al Cristo, Signore della Chiesa e della storia umana. La casa, che egli lascia, è la comunità dei credenti e (per estensione) si riferisce alle comunità di tutti i tempi. I servi sono i discepoli. Vi è, poi, la figura specifica del portiere. A lui viene attribuito un ruolo molto importante, quello di “leader” della comunità.

Notiamo che la similitudine viene “attualizzata” dallo stesso Gesù attraverso i due imperativi: “Fate attenzione, vegliate”. Ed, inoltre, alla domanda degli apostoli, “quando accadranno queste cose e quale sarà il segno, che le precederà ? Gesù risponde, introducendo un terzo elemento, che deve, invece, catalizzare l’attenzione di tutti: cioè, la venuta in gloria del Figlio dell’ uomo e l’ attesa, che deve caratterizzare l’atteggiamento dei credenti. Per questo, quindi, Gesù invita tutti, compresi noi, ad essere vigilanti, capaci di discernere i tempi, di non lasciarci ingannare da falsi messia, perché quella del Signore sarà una venuta a sorpresa, ma certa.

                                                              Mons. Antonino Scarcione

Nei prossimi giorni le suore della comunità francescana nella chiesa degli Angeli Custodi


Sabato 2 dicembre alle 1800 nella Basilica Cattedrale mons. Rosario Gisana ha celebrato la veglia diocesana di inizio Avvento, durante la quale ha avuto luogo la vestizione religiosa di 5 suore della comunità francescana. 

Dette suore, nelle prossime settimane inizieranno il loro apostolato proprio nel quartiere Monte Mira, la loro casa sara la chiesa degli Angeli Custodi.

Il presidente del quartiere Filippo Rausa, presente alla Santa Messa, si è detto molto felice per l'arrivo delle suore nella comunità degli Angeli Custodi, l'auspicio che il prezioso lavoro delle suore, sia di impulso alla comunità affinché torni a "vivere" i fasti religiosi dei trascorsi decenni. 
Per tutto ciò, ha dichiarato Rausa, ringrazio il vescovo mons. Gisana per l'attenzione mostrata verso un quartiere che ha tanto di bisogno. 

Una delle sorelle prima della conclusione della cerimonia eucaristica ha ringraziato tutti coloro che sono stati vicini alle consorelle, infine, nel presentarsi a detto: "noi siamo una comunità francescana che si ispira a san Francesco e a santa Chiara; san Francesco per la semplicità con cui viveva la sua presenza, camminando lungo le strade, testimoniando cristo, senza fare cose particolari ma semplicemente ascoltando, sorridendo a chi incontrava e così vorremmo essere noi, e santa Chiara per la preghiera, per la preghiera che noi viviamo quotidianamente e a cui Voi siete invitati tutti, perché la nostra preghiera è aperta a tutti, nella chiesa degli Angeli Custodi quando cominceremo a vivere li, questa chiesa sara aperta, avremo anche un orario che esporremo così saprete quando venire da Gesù, perché è da Lui che venite non da noi."

La cerimonia si è conclusa con la benedizione del Vescovo. 

Le 5 suore della comunità francescana





Città di Piazza Armerina, il programma natalizio


Concorso dei Presepi


Il calendario delle attività natalizie dell'Oratorio Giovani Orizzonti