"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

domenica 26 marzo 2017

La Domenica con Gesù, IV Di Quaresima

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

Testi: “L’ uomo vede l’ apparenza, ma il Signore vede il cuore” 1 Sam 16,1.4.6-7.10-13 . 
“Ora siete luce nel Signore” Ef 5,8-14 . 
“ Il segno del cieco nato divenuto vedente” Gv 9,1-41.

Nel cammino verso la Pasqua, la Chiesa ci fa meditare sulla luce, o meglio, sull’illuminazione, compiuta da Gesù, affinchè noi vediamo e siamo strappati dalle tenebre.La guarigione del cieco dalla nascita, come, opportunamente, afferma Enzo Bianchi, in realtà, è la narrazione di un processo, in diverse fasi, intentato contro Gesù, “luce del mondo”, che illumina ogni essere umano, luce non accolta da coloro, ai quali era stata inviata. E’ una narrazione “paradossale”, perché testimonia che chi è cieco, incontrando colui che è la luce del mondo, diventa “capace di vedere”, mentre quelli che vedono, incontrando Gesù, restano abbagliati e incapaci di vedere.

Uscito dal tempio di Gerusalemme, Gesù vede presso la piscina di Siloe un cieco, bisognoso di salvezza. Anche i discepoli lo vedono, ma con uno sguardo assai diverso. Infatti, la dottrina tradizionale, acquisita precedentemente da essi, lega saldamente malattia e peccato. Per questo domandano al Signore: “Rabbì (Maestro), chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perchè sia nato cieco ? “. Gesù, che vede, piuttosto che il peccato, la sofferenza e il grido di aiuto del poveretto, dichiara che quella malattia è l’occasione per la manifestazione di Dio, che salva.

Di fronte al male, noi cerchiamo una spiegazione: di chi è la colpa e chi è il colpevole. Gesù, invece, non propone alcuna spiegazione a quella cecità, ma si avvicina al cieco e fa trionfare la vita. Anzi fa un gesto di cura: impasta della polvere e la spalma sugli occhi del cieco. Ripetendo, così, il gesto con cui Dio ha creato Adam. E appena Gesù gli dice di andarsi a lavare nella piscina di Siloe, il cieco obbedisce, va, ritorna da Gesù e ci vede.

Questo è un “segno”, più che un miracolo: non è il fatto in sé che deve attirare la nostra attenzione, bensì, il suo significato e soprattutto chi c’ è all’ origine del segno. L’ episodio scatena un processo contro Gesù, in contumacia, perché egli non è più presente. Vediamo che il processo si articola in quattro scene. La prima scena ha per protagonisti i vicini. Essi si interrogano reciprocamente su che cosa sia mai accaduto al cieco. Egli intanto rivendica la propria identità: “Sono io, che prima ero cieco e ora ci vedo”. Altri portano il cieco dai farisei, affinchè essi giudichino l’ operato di Gesù. Infatti, come dice Giovanni, “era un sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e aveva aperto gli occhi al cieco”. Si pone, quindi, la domanda: “Può un uomo che infrange il divieto di lavorare di sabato, dunque un peccatore, fare una buona azione ?” La risposta è, ovviamente, no. Egli non viene da Dio ! L’ uomo guarito, al contrario, risponde: “E’ un profeta.

La terza scena. Vediamo che, a questo punto, i farisei fanno chiamare i suoi genitori e li interrogano sulla cecità del figlio. Essi, impauriti, preferiscono non interpretare ciò che è accaduto al figlio. Dicono, soltanto, che egli era cieco dalla nascita, che adesso ci vede, ma non sanno come ciò sia accaduto. Per questo, dicono: “Chiedetelo a lui. Ha l’ età, parlerà lui di sé”.

La quarta e ultima scena. I farisei chiamano nuovamente l’ uomo guarito e cercano di convincerlo, perché loro “sanno” che Gesù è un peccatore, dunque, non può fare nulla di buono. Ma l’ uomo guarito conferma: “Se sia un peccatore, non lo so”. Io so che ero cieco e ora ci vedo”. Essi insistono, chiedendo di raccontare ancora una volta l’ accaduto. In risposta, egli ironizza: “Ve l’ ho già detto e non avete ascoltato. Volete forse diventare anche voi suoi discepoli ? “ Segue, quindi, la reazione sdegnata dei farisei, che lo disprezzano e insultano..

La pretesa dei farisei, esperti nelle sacre scritture, è quella di conoscere la tradizione, alla quale vogliono restare fedeli: non ammettono, quindi, che una buona azione possa essere compiuta mediante la trasgressione del sabato.

Essi qualificano come tradizione autorevole solo il passato: per questo non sanno e non vogliono sapere l’ origine di Gesù. L’ uomo, che prima era cieco, invece, ora vede, cioè sa: sa di essere stato guarito. Egli viene conseguentemente cacciato fuori dalla comunità degli osservanti della Legge, come quelli che riconoscevano Gesù quale Messia.

A questo punto, avendo saputo che il cieco è stato espulso dalla sinagoga, Gesù lo va a cercare e gli pone una domanda, che è il punto più alto di questa famosa pagina:

“Tu credi nel Figlio dell’ uomo ? “
“E chi è, Signore, perché io creda in lui ?”
“Lo hai visto: è colui che parla con te”
“Credo, Signore !” E si prostrò davanti a lui.

                                                                            Mons. Antonino Scarcione

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