"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

domenica 19 agosto 2018

La Domenica con Gesù, XX del Tempo Ordinario / B

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

“La sapienza si è costruita la sua casa…A chi è privo di senno ella dice: …Mangiate il mio pane…Abbandonate l’inesperienza…Per la via dell’ intelligenza…”Pr 9,1-6 . “Fratelli,…Fate molta attenzione…Comportandovi non da stolti ma da saggi…” Ef 5,15-20 . 
“…Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna…” Gv 6,51-58.

Nelle religioni orientali, il centro simbolico è, certamente, costituito dalla respirazione, come forma di partecipazione alle grandi energie vitali. Il cristianesimo, invece, ha come proprio cuore simbolico la “manducazione”. La partecipazione alla vita di Dio, infatti, passa attraverso l’ atto di mangiare. A questo punto, vediamo che non c’ è più una divinità che chieda di distruggere qualcosa ( ad es., la vittima sacrificale ), ma un Dio, che, al contrario, si “distrugge”, per rivelarsi ed esprimere il suo amore.

La vita vale più del pane (“non di solo pane vive l’ uomo, ma di ogni parola, che esce dalla bocca di Dio”). Anche se non se ne può fare a meno, il pane, frutto della terra e del lavoro dell’ uomo, è così importante, che Dio ha legato la salvezza (o la perdizione) alla sua accoglienza o meno. Nei momenti più importanti della rivelazione spirituale di Gesù, l’ elemento semantico ( il segno) viene ricondotto alle metafore del cibo ( pane, carne, sangue ).

Come cristiani, saremo giudicati, definitivamente, da Dio con i criteri di ciò che regge la vita materiale degli uomini.

Infatti, mangiare non vuol dire, semplicemente, nutrirsi, bensì, sperimentare la convivialità. Certamente, non si alimenta in modo umano chi soddisfa la propria fame e guarda con indifferenza i poveri, che non hanno né acqua né cibo.

Ed, inoltre, chi costruisce muri, per allontanare i poveri dalla propria terra, in realtà, “ingabbia” sé stesso. Vediamo che nel pane, nella carne e nel sangue si gioca, quindi, il destino dell’ uomo. Ci dice il Signore: “la fame preoccupa Dio, la felicità lo interessa”. Gesù diventa cibo per l’ umanità, simbolo di ospitalità universale, modello di condivisione e di fraternità.

Non esiste felicità vera, se è esclusiva: ogni felicità, se non è di tutti, è rubata. Cristo introduce nuove dinamiche nel rapporto tra Dio e l’ uomo e media lo sconvolgimento storico ed umano, che ogni cambiamento nuovo comporta.

La novità “irrompe” nella storia per la disponibilità a viverla sulla propria pelle, ma con dinamiche inedite di risurrezione ( “la scossa sismica del cambiamento” ). Questo è il vero senso del dono dell’ eucarestia.

                                                                       Mons. Antonino Scarcione

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