"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

martedì 18 aprile 2017

Pellegrinaggio in onore di San Filippo, lunedì 24 aprile

Foto di repertorio anno 2013
Si svolgerà lunedì 24 aprile alle ore 17:00, il consueto pellegrinaggio in onore di San Filippo apostolo, organizzato da don Carmelo Cosenza parroco dalla Parrocchia Santa Maria La Cava di Aidone. 

Dal bivio della Bellia lungo la S.S. 288, per circa 8 chilometri, si rinnoverà la marcia a piedi verso il Santuario di Aidone dedicato a San Filippo. 

Anche quest’anno il Nobile Quartiere Monte Mira parteciperà al pellegrinaggio, un'esperienza unica, iniziata nel 2013, quando il quartiere Monte vincitore della 20^ edizione del Palio dei Normanni (anno 2012), prese parte al pellegrinaggio portando in processione per la prima volta nella storia il Vessillo della Madonna delle Vittorie, custodito nei giorni successivi da don Carmelo Cosenza nel Santuario di San Filippo Apostolo per tutto il periodo dei festeggiamenti.

Foto di repertorio anno 2016
La partecipazione al pellegrinaggio ogni anno ha sempre visto la presenza di tantissimi quartieranti e soci, con il Consiglio direttivo nella sua totalità, ma ciò che ha contraddistinto il pellegrinaggio è sempre stata l'ininterrotta recita della preghiera acclamata da don Carmelo Cosenza che ha coinvolto tutti, grandi e bambini, una comunità in cammino per abbracciare uno dei Santi più carismatici della diocesi piazzese, San Filippo Apostolo. 

Per tutti i Quartieranti, i Piazzesi che volessero prendere parte al Pellegrinaggio, lunedì 24 aprile, questi possono portare le loro autovetture in Aidone e posteggiarle davanti al terminal dei bus, per poi essere riportati alle ore 16:30 con dei bus navetta al Crocifisso della Bellia.

Foto di repertorio anno 2016
Intorno alle 17.00 con la benedizione dei pellegrini e al canto dei Salmi Ascensionali si procederà con il cammino verso il Santuario di San Filippo apostolo.

                                                                                                      Filippo Rausa

La nonna del Monte, Maria Oliva festeggia 108 anni

Abita nel cuore del centro storico di Piazza Armerina Maria Oliva che, dopo Rosa Romano di Troina, è la persona più longeva dell’Ennese e forse non solo. 
Maria Oliva quest’oggi, oltre a festeggiare la Pasqua, taglia il traguardo dei 108 anni. 
Nata il 16 aprile del 1909, sei anni prima dello scoppio del Primo conflitto mondiale e nel mese in cui Robert Edwin Peary raggiungesse il Polo Nord. 
Primogenita dell’agricoltore Giuseppe Oliva e di Giuseppa Barbarotto, Maria è cresciuta insieme a tre sorelle e tre fratelli. Una famiglia molto longeva la sua. Sono viventi il fratello Salvatore di 97 anni e la sorella Lucia, che risiede a Torino e ha 95 anni.   
A 18 anni Maria si sposa con Filippo Catalano, anch’esso agricoltore, morto 52 anni fa e va a vivere al Monte un quartiere storico di Piazza Armerina, all’ombra della maestosa Cattedrale che, assieme alla Villa romana del Casale, è uno dei monumenti per cui è nota la città del Centro Sicilia. 
Maria, che ha sempre fatto la casalinga, ha avuto da Filippo 8 figli che l’hanno resa nonna di 24 nipoti, a cui si sono aggiunti 25 pronipoti e 2 trinipoti. 
Attualmente l’ultracentenaria vive in casa della figlia Nunzia e del genero Giovanni Arena, che dopo aver lavorato per tanti anni a Torino sono rientrati appositamente per accudirla: “Mia mamma -racconta Nunzia - gode di ottima salute, mangia di tutto, ogni  giorno mi chiede di recitare insieme il rosario, e nonostante da un paio di anni, per alcuni problemi alle gambe, non possa più percorrere lunghi tratti a piedi, ama circondarsi della sua numerosa famiglia e di tutti noi ricorda storie e aneddoti”.

Compleanno del 2016
Ma qual è il segreto dell’elisir di lunga vita di Maria, arrivata a 108 anni e soprattutto, in buona salute? La sua storia ha suscitato la curiosità di un medico catanese, Paolo Sabella: “Ogni anno l’infermiera Melina Catalano, nipote di Maria, mi racconta del compleanno di sua nonna, con cui condivido giorno e mese di nascita. 
Incuriosito, mi sono recato a Piazza Armerina per conoscerla e sono rimasto piacevolmente sorpreso. Da medico avrei voluto interpellare i miei professori di fisiologia umana, medicina interna, clinica medica e geriatria, per avere spiegazioni su questo fenomeno. 
Maria risponde al telefono, ricorda lucidamente tutto della sua vita, è autosufficiente, cucina, parla del futuro. Il perfetto funzionamento del suo cervello potrebbe riempire un trattato di fisiologia umana, ed anche per il cervelletto, la porzione dell'encefalo dove arrivano stimoli acustici, visivi, tattili, nonna Maria non si smentisce, infatti sente bene, vede bene e cuce di fino! Per tutto ciò avrei voluto contattare i miei professori di fisiologia e patologia medica, ma non posso…perché loro, quanto a longevità, non hanno emulato Maria. Spero di essere da lei anche l’anno prossimo per dirle ancora 100 altri di questi giorni!”.

Foto di repertorio con i soci del direttivo del quartiere
“Sarà l’aria buona di Piazza Armerina – scherza infine il sindaco Filippo Miroddi - che contribuisce alla longevità di Maria. Anche quest’anno andremo con piacere a trovarla per omaggiarla di una targa e della consueta torta”.
                                                                                       Marta Furnari

Pubblicato il 16 aprile 2017 a pag 6 della cronaca regionale del quotidiano “La Sicilia”                                              





Per la cronaca, ieri mattino nonna Maria si è sentita male, ed è stata portata all'ospedale Chiello per una visita di controllo. Dalla Tac è emerso che la signora ha avuto un leggero Ictus, ciononostante le condizioni sono migliorate e i medici sono ottimisti. 
Auguriamo a nonna Maria di riprendersi al più presto e ritornare nella sua casa, stratta dall'affetto dei suoi cari.

domenica 16 aprile 2017

La "Scala della Redenzione" 2017

Giovedì 13 aprile alle ore 20:00 subito dopo la cerimonia in Cattedrale del Giovedì Santo, la Messa in “Cena Domini”, cioè la ‘Cena del Signore’, il Nobile quartiere Monte Mira, ha dato vita alla 3^ edizione della "Scala della Redenzione" con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, Assessorato Beni Culturali.

Nella scalinata di S. Anna, inserita nel monumentale complesso monastico di Sant'Anna e Sant'Ignazio, alla presenza di tanta gente si è svolto un momento paraliturgico che certamente rimarrà nei cuori di quanti hanno vissuto le varie fasi che hanno portato alla illuminazione della scalinata e della scenografia, anche quest'anno realizzata dall'artista Pietro Rausa.

Un evento che insieme al Calvario, sempre realizzato dal Comitato di quartiere a 50 metri di distanza, in piazza Castello, ha contribuito a prolungare l’emozione di un giorno particolare e speciale nella nostra tradizione religiosa e culturale.

Alla cerimonia hanno preso parte il Vescovo mons. Rosario Gisana, il consulente ecclesiastico del quartiere mons. Antonino Scarcione, i presidenti o delegati dei Quartieri, dei Clubs Service, del mondo associativo, culturale, sportivo, di volontariato, le autorità civili e religiose.


Colonna sonora della serata Yasmine Caruso, la bellissima voce che ha animato le varie fasi della cerimonia, accompagnata da Alberto Ciantia alle tastiere.

Presenti anche il sig. Filippo Storia, ex decano dei lamentatori, i poeti Pino Testa e Tanino Platania e tante altre autorità accorse per l'occasione.

L'iniziativa seppure alla sua terza edizione, sembra ormai entrata di diritto tra le iniziative imprescindibili della Pasqua, per valorizzare il patrimonio culturale, in un angolo di centro storico oggetto di una richiesta di finanziamento, dopo la proposta lanciata della consigliera Laura Saffila, volta a rendere monumentale la scala con le alzate in mosaico.
Filippo Rausa, presidente del nobile quartiere Monte Mira, nel presentare l'iniziativa dalla duplice valenza artistica e religiosa, ha ringraziato i soci del quartiere che si sono spesi per la buona riuscita dell'evento, ringraziando altresì la ditta Ivano Corso, per le luci e l'amplificazione; la ditta, elettrauto, Pino Augeri, che ha realizzato la croce luminosa; la collaborazione dell’associazione il Girasole, lo sponsor per la realizzazione del manifesto, l’Agenzia viaggi I Mosaici di Salvatore Campagna e il fotografo Giuseppe Di Vita per la grafica del manifesto.

La cerimonia è proseguita con l'intervento di mons. Scarcione e la lettura di alcuni passi biblici, predisposti dal Lettore istituito della Cattedrale, Bruno Pietro Aronica, scanditi dalle voce e dalle musiche che hanno fatto da sottofondo.

La novità di quest'anno è stata la realizzazione della croce luminosa che a metà della cerimonia è stata portata su per la scalinata dai soci del quartiere, sono seguiti gli interventi del Vescovo una personale riflessione sull'albero della Croce e a seguire l'intervento del Sindaco dott. Filippo Miroddi.


La cerimonia in un’atmosfera liturgica e suggestiva è proseguita con la recita nella lingua dei nostri padri, il gallo-italico, da parte dal sig. Filippo Storia, ex decano dei Lamentatori del Santissimo Crocifisso, dei brani della “Passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo, Le Ventiquattro ore - Passiongh e mort d'nostr s'gnor Gésu Crist - I vint'quattr'ori”, e inoltre alcuni passi della "Croce Santa - A Crosg Santa".



Anche il decano dei poeti piazzesi, Pino Testa ha espresso il suo compiacimento per la manifestazione, infine si è proceduto all'accensione delle padelle romane, collocate sui 43 gradini dell'antica scala.


La fievole luce che ha iniziato a rischiarare la scalinata, ha avuto il suo epilogo con la proiezione su un telo bianco di un suggestivo albero d'ulivo sormontato da un Cristogramma, " I H S ", in un'apposita scenografia realizzata ad arte da Pietro Rausa e costruita nel primo pomeriggio dalle maestranze del quartiere.

Sua Eccellenza il Vescovo, dopo la benedizione, insieme al Sindaco, hanno acceso la prima padella romana, dopo di loro a seguire l'Assessore Carmelo Gagliano insieme alla Consigliera comunale Laura Saffila, infine tutti gli altri, fino ad arrivare all'ultimo gradino, il quarantatreesimo.

La manifestazione si è conclusa con uno scrosciante applauso e il saluto finale del presidente Filippo rausa, che ha tenuto a ringraziare i soci che nel pomeriggio si erano impegnati per la realizzazione della "Scala della Redenzione", Filippo Purrazza, Salvatore Oliva, Tony Amato, Osvaldo Scarcelli, Fabrizio Aloi, Alfredo Bandiera, Nicolò Castoro, Francesco Di Bartolo e Pietro Rausa.

La visita alla scalinata da parte della cittadinanza è proseguita fino a mezzanotte circa, ma ciò che ha colpito nell'immaginario collettivo è stata la comparsa della Luna, che alzandosi in cielo si è posta di fronte la Scala della Redenzione, quasi che anche lei volesse dare una sbirciatina, ed ammirare ciò che era stato realizzato. Nell'ammirazione generale dei concittadini, che alzando gli occhi al cielo ammiravano la straordinaria coincidenza, il presidente Rausa affermava, "io non so se definirlo un miracolo, ma a Voi dirò che la visita della Luna l'avevamo messa in conto......".


Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam
che significa: "Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome da' gloria".


Foto di: Giuseppe Di Vita, Piero Guastella, Pietro Rausa







 


 











Auguri...



Mons. Antonino Scarcione, formula al Presidente, al Direttivo, ai Soci del N.Q.M.M., ai Concittadini, ai Gentili Lettori del Blog, grato per l’ attenzione, formulo sinceri auguri di una Serena Pasqua 2017.







Buona Pasqua




La Domenica con Gesù, PASQUA

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

Testi: “…Voi sapete ciò che è accaduto…Essi lo uccisero…ma Dio lo ha risuscitato…” At 10,34a.37-43 . 

“Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo…” Col 3,1-4 . 

“…Maria di Magdala…Vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro…Allora entrò anche l’ altro discepolo…E vide e credette…” Gv 1-9.

Gli studiosi della pagina del vangelo odierno e, in particolare, E.Ronchi affermano che, “come il sole, Cristo ha preso il proprio slancio nella notte di Natale, piena di stelle, di angeli, di canti e di greggi e lo riprende in un’ altra notte, quella di Pasqua: una notte di “naufragio”, di silenzio, di buio ostile su uomini e donne sgomenti e disorientati”. 
Maria di Magdala esce di casa, quando è ancora buio. Si reca al sepolcro, perché si ribella all’assenza di Gesù: “Amare è dire: tu non morirai ! “ ( Gabriel Marcel). E vide che la pietra era stata tolta. Il sepolcro era vuoto, aperto come il guscio di un seme.

Vediamo che i Vangeli raccontano ciò che è accaduto alle donne in quella famosa alba, piena di sorprese e di corse. La tomba è aperta e vuota. Manca, infatti, il corpo di Gesù. Un corpo assente, quindi. Proprio da qui, inizia la corsa della Maddalena, di Pietro e di Giovanni. Notiamo che il primo segno è quello del sepolcro vuoto. Ciò vuol dire che, nella storia umana, manca un corpo, per chiudere, in pareggio, il conto degli uomini uccisi. Ed, inoltre, una tomba è vuota: manca un corpo alla “contabilità” della morte, i suoi conti sono in perdita. Manca anche un corpo al bilancio della violenza.

La Risurrezione di Cristo solleva la nostra terra, un pianeta di tombe, verso un mondo nuovo, dove gli imperi, fondati sulla violenza, crollano. Anche noi, come gli evangelisti, balbettiamo, per raccontare un’ evento sensazionale, unico. Essi presero, in prestito, i verbi tipici delle nostre mattine. “Svegliarsi e alzarsi”. Proprio così: “Si svegliò e si alzò il Signore”.

Ed è molto bello pensare che Pasqua (= passaggio dalla morte alla vita), un evento inaudito, venga raccontata con i verbi di ognuno dei nostri mattini, quando anche noi ci svegliamo e ci alziamo, nella nostra “piccola risurrezione” quotidiana.

Notiamo che Pasqua è qui e adesso. Perché la forza della Resurrezione non riposa, finchè essa non abbia rovesciato la pietra dell’ ultima tomba (Von Balthasar).

                 Mons. Antonino Scarcione

venerdì 14 aprile 2017

VENERDI' SANTO

Come da secolare tradizione, Venerdì alle ore 19:00 dalla chiesa Collegiata del Santissimo Crocifisso, avrà luogo la solenne Processione del simulacro del Crocefisso per le vie cittadine, un avvenimento solenne che esprime lo spirito religioso della comunità cittadina che anno dopo anno, rinnova una antica tradizione che si tramandandosi di generazione in generazione..........


Gesù, dalla Croce grida al mondo la sua sofferenza per i chiodi che lacerano la sua carne, simboli della sua condizione di tradito, di esule, di emarginato, di ramingo, di rifiutato.
Riporto in analogia il commento a una poesia di mons. Fulton Y. Sheen, intitolata; C’è un uomo inchiodato sulla Croce:
“Ero uscito di casa per saziarmi di sole! quando nel silenzio, mi colpì un pianto, vidi un uomo inchiodato sulla Croce.
Cercai di togliere i chiodi dai suoi polsi, ma Egli mi disse di lasciarli dove erano perchè sarebbe sceso soltanto quando tutti gli uomini si sarebbero uniti.
Gli chiesi cosa potessi fare per lui.
Ed Egli mi rispose di andare per tutto il mondo e di dire a tutti: C’è un uomo inchiodato sulla Croce.
Il suo grido è un richiamo alla benevolenza e all'amore, un monito, un invito a rileggere la storia dell’uomo, perché nulla si ripeta degli errori del passato, perché prevalga in tutti il sentimento di fraternità, atto a schiodare Cristo dalla Croce.
I morti di ieri, i morti di oggi, i morti di ogni paese, vittime dell’irrazionalità umana, sono ombre che nessun tempo potrà mai cancellare ma che possono indurci a riflettere per deporre il fardello dell'indifferenza.
Il senso dell’uomo è nell’ospitalità del suo essere.” 
                                                                                                      Filippo Rausa

Buon Compleanno


Eccellenza,

A nome del Capitolo Cattedrale, del comitato Mostra Antartide, del Presidente Direttivo e Soci del N.Q.M.Mira e mio personale, ricorrendo il suo genetliaco, desidero formulare sinceri auguri di serenità, pace e prosperità.

Con gratitudine per il prezioso servizio di promozione umana e cristiana nella comunità diocesana. “Oremus ad invicem.”

                                    Mons. Antonino Scarcione

Auguri di Buon Compleanno a mons. Rosario GISANA

Giovedì 14 aprile, Sua Eccellenza il Vescovo Mons. Rosario Gisana, nostro Pastore, celebra il Suo 58° Compleanno.

La Presidenza ed il Consiglio Direttivo porgono un Augurio particolare e di Cuore a Sua Eccellenza. 

"La Sua opera costante ed instancabile di Apostolato, il Suo carisma, la Sua grande capacità di comunicazione sono doni immensi per noi. 

Nel ritenere la città di Piazza Armerina e la Diocesi molto fortunata, ad averLa come guida, con sincero affetto Le auguriamo ogni bene.
                                                                  Il Presidente 
                                                                Filippo Rausa

giovedì 13 aprile 2017

Gli strani ospiti e i menù alternativi dell’Ultima Cena

 1_Jacopo Bassano, Ultima cena, Galleria Borghese, Roma


Basilica di Sant'Apollinare nuovo, Ravenna
Basilica di Sant’Apollinare nuovo, Ravenna
Carne di agnello o di capretto, pane azzimo, erbe amare, e probabilmente charoset, una salsa a base di melagrane, mandorle, prugne, noci, datteri tritati, miele e vino: questi forse furono gli ingredienti dell’Ultima cena celebrata da Cristo e gli Apostoli in occasione della Pesach, la Pasqua ebraica.
Benché i Vangeli non siano chiari in proposito il menù si può desumere dalla descrizione che ne da il libro dell’Esodo, quando gli ebrei consumarono in fretta e furia il loro pasto serale prima di lasciare l’Egitto e partire alla volta della Terra promessa, accompagnati dall’ordine divino di ricordare ogni anno l’evento.
Nella religione cattolica la cena si è trasformata nella celebrazione non tanto dell’esodo quanto dell’istituzione eucaristica, e le immagini relative sono diventate nei secoli l’occasione per proporre ogni sorta di vivande molto lontane dalla tradizione veterotestamentaria; arricchendosi anche di inattesi ospiti che niente avevano a che fare con gli Apostoli, come cani, gatti o pavoni.

Giuda col gozzo, Chiesa di San Martino, Ditto di Cugnasco, Canton Ticino
Giuda col gozzo, Chiesa di San Martino, Ditto di Cugnasco, Canton Ticino
Fantasie di artisti? No di certo.
Il pensiero medievale non considerava in modo materialistico le cose di questa terra, ma vedeva negli eventi, nella natura e perfino negli oggetti una corrispondenza col soprannaturale di cui costituivano un simbolo.
Così se animali e piante scarlatte alludevano al sangue di Cristo, il pavone – la cui carne già in epoca romana era considerata incorruttibile – rappresentava invece la perfezione dell’uomo non guastato dal peccato e destinato all’immortalità. L’arte era una metafora del sublime, in un intrico di significati che a noi moderni rende non facile la lettura delle opere dell’epoca. Durante il medioevo la rappresentazione del sacro simposio mantenne uno stile sobrio e discreto: nell’immagine più antica del Cenacolo – quella dei mosaici della basilica di Sant’Apollinare nuovo a Ravenna – Gesù e gli Apostoli, semi sdraiati davanti a una tavola che ricorda le mense latine, sono in procinto di mangiare alcune pagnotte e due grossi pesci, simboli cristologici per eccellenza dal momento che le lettere della parola greca “ichthýs”, pesce, sono l’acronimo di “Iesùs CHristòs THeù HYiòs Sotèr”, ossia “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”.

Cristoforo da Seregno, Chiesa di San Bernardo a Monte Carasso, Bellinzona
Cristoforo da Seregno, Chiesa di San Bernardo, Monte Carasso, Bellinzona
Nel mosaico ravennate Giuda non si distingue dagli altri dodici, ma con l’andar del tempo assumerà connotazioni sempre più consone al suo ruolo di traditore: brutto, scuro di pelle e cattivo, spesso posto dall’altra parte del tavolo e con i denari in saccoccia. In tal modo compare ad esempio in un affresco della chiesa di San Martino a Ditto di Cugnasco nel Canton Ticino, dove un anonimo e rustico pittore del tardo Quattrocento lo rappresenta addirittura col gozzo, patologia della tiroide allora diffusa tra gli abitanti delle Alpi.
Sulla tovaglia sono posati alcuni gamberi di fiume, curiosa vivanda riprodotta dal XIII al XV secolo nelle chiese dell’arco alpino centro-orientale da artisti che più che ispirarsi al testo biblico si attenevano ingenuamente alle tradizioni locali. I crostacei erano interdetti dall’Antico Testamento perché considerati impuri, ma nelle zone montane d’Europa costituivano un ottimo cibo quaresimale. Tra le interpretazioni simboliche di questo animale ce ne sono due di opposto significato: la prima è riferita al colore rosso sangue (ovviamente il sangue di Cristo)  che assume dopo la cottura,  la seconda al suo camminare a ritroso che potrebbe alludere a coloro che si allontanano dalla fede. Alimenti che si trovano sempre sulla sacra tavola sono il vino e il pane, non necessariamente azzimo ma anche lievitato come vuole la tradizione culinaria occidentale, grazie al via libera di san Tommaso d’Aquino che non condannava l’uso del lievito ma lasciava scegliere ai devoti. Tra le carni non può mancare quella di agnello, mentre un ulteriore strappo alle regole del giudaismo è la presenza del maiale e della lepre, severamente vietati dal Levitico.

Domenico Ghirlandaio, Particolare del Cenacolo di Ognissanti, Firenze
Domenico Ghirlandaio, Particolare del Cenacolo di Ognissanti, Firenze
Durante il rinascimento, molto più laico e godereccio, le portate dell’Ultima cena aumentarono quasi del 70 %, segno evidente di un cambiamento dei gusti alimentari, mentre la tavola si riempì di calici e bottiglie in cristallo, dipinti da artisti memori delle sontuose imbandigioni delle corti signorili.
Il pasto di Cristo e degli apostoli fu posto a decorazione dei refettori conventuali occupando un’intera parete; a Firenze in particolare  il soggetto conobbe una notevole fortuna e fu un banco di prova per pittori come Andrea del Castagno, Pietro Perugino, Andrea del Sarto, Domenico Ghirlandaio.
A quest’ultimo si ascrivono ben tre rappresentazioni della scena, tra cui il Cenacolo di Ognissanti, uno spazio rettangolare parzialmente aperto su un giardino dove sul tavolo, ricoperto da una elegante tovaglia decorata a punto Assisi, sono posati piatti con resti di cibo, pane, vino, lattuga (simbolo della penitenza) arance (i frutti del paradiso) e 37 ciliegie che spiccano sul bianco telo di lino, mentre due animali simbolici, il pavone e il cardellino dal petto scarlatto, osservano dall’alto la cerimonia.

Leonardo da Vinci, Piatto di anguille, Particolare del Cenacolo di Santa Maria delle Grazie, Milano
Leonardo da Vinci, Piatto di anguille, Particolare del Cenacolo
Il più famoso Cenacolo quattrocentesco è però quello di Leonardo da Vinci nel refettorio del convento annesso al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano: il dipinto, come è noto, si degradò molto presto a causa della particolare tecnica pittorica con cui era stato realizzato, per rischiare la distruzione totale durante il bombardamento di Milano del 1943. Il lungo e complesso restauro durato ben 17 anni ha permesso di scoprire pietanze degne della corte di Ludovico il Moro, in particolare anguille alla griglia guarnite con fette d’arancia; infatti fra i molteplici interessi del genio toscano c’era anche la cucina, e tra i suoi appunti sono annotate parecchie ricette a base di svariati tipi di pesce conditi con miele e spezie come usava all’epoca.
Alessandro Allori, Palazzo della Ragione, Bergamo
Alessandro Allori, Palazzo della Ragione, Bergamo

L’Ultima cena del fiorentino Alessandro Allori è un radicale pasto di magro che sarebbe piaciuto a un vegetariano. I lussuosi piatti di ceramica decorata contengono ogni sorta di frutta e verdura – la cui forma fu accuratamente copiata dagli erbari della famiglia Medici dipinti da Jacopo Ligozzi.
I vegetali ovviamente costituiscono un’allegoria della natura divina di Cristo, della sua passione e dell’Eucarestia: alla prima si associano mandorle, pere, mele cotogne, datteri, olive e perfino castagne il cui albero – che germoglia dopo la potatura – rappresenta la Resurrezione, mentre alla seconda sono collegati il cardo, il giglio e naturalmente il pane e il vino.
 Risalendo al nord Italia, un buon profumo d’arrosto emana dalla Cena di Paolo Veronese, ora alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, mentre in quella di Jacopo Tintoretto, situata nella Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia, piove manna dal cielo ed è inserita addirittura quella che sembra una torta con le candeline.

Francesco Bassano il giovane,  basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo
Francesco Bassano il giovane, Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo
Dal Quattrocento cominciano a comparire sotto alla tavola cani e gatti, spesso in atteggiamento combattivo. I primi gatti erano arrivati nell’antica Roma a seguito dei legionari e si erano diffusi rapidamente in Europa: dapprima apprezzati per la caccia ai topi, dal medioevo in poi furono accusati di connivenza col Maligno, e inseriti tra le creature da eliminare con tutti i mezzi da Gregorio IX nella Bolla “Vox in Rama”con cui si nel 1233 si dava inizio all’Inquisizione.
Con questa brutta fama il magnetico e misterioso animale non poteva che essere considerato il socio di Giuda Iscariota, ai cui piedi veniva spesso sistemato come vera e propria ombra del Diavolo, mentre il cane rappresentava l’eroe buono della situazione in quanto simbolo dell’uomo giusto e fedele che seguiva la Buona Novella.